L’IMPERO “RIFORMATO”

Eugène Delacroix, Carlo V al Monastero di Yuste, 1837

“Il duolo della terra | Nel chiostro ancor c’insegue;
Solo del cor la guerra | In ciel si calmerà”.

Francesco I e la Lega di Cognac

            Numerosi nemici contrastarono il progetto di restaurazione del potere universale dell’Imperatore e tra questi Francesco I, re di Francia. Francesco aveva siglato nel 1516 l’accordo di Noyon con il nonno materno di Carlo, Ferdinando I, nel quale si prevedeva che il Ducato di Milano passasse sotto il controllo della Francia. Carlo però, in quanto imperatore, rivendicò a sé il Ducato, scatenando nel 1521 una guerra, che terminò nel 1525 con la cattura dello stesso re di Francia.

            A Madrid, Francesco fu costretto a firmare una pace nella quale la Francia cedeva a Carlo sia Milano che la Borgogna (rivendicata da Carlo come eredità della nonna paterna, Maria di Borgogna). Una volta tornato a Parigi Francesco non riconobbe la validità della firma estortagli, organizzando una lega anti-imperiale, chiamata Lega di Cognac.

            A questa lega partecipava anche il papa Clemente VII (al secolo Giulio Zanobi, figlio naturale di Giuliano de’ Medici, legittimato dallo zio Lorenzo il Magnifico, e pertanto cugino di Leone X): questa notizia costituirà per Carlo una grossa delusione, non potendosi ristabilire l’impero universale senza il consenso del Papa. Carlo organizzò quindi una spedizione punitiva contro Roma: assoldò 12000 soldati mercenari, detti Lanzichenecchi, particolarmente noti per la loro violenza. Arrivato a Roma, Carlo, chiese di parlare con Clemente, usando i soldati come minaccia, ma non riescì a controllare la loro volontà predatoria: il 6 maggio 1527 accadde il sacco di Roma; lo stesso Clemente fu salvo per fortuna. Il Papa, dopo questo evento, fu costretto a riconoscere a Carlo il titolo di Re d’Italia, con la promessa dell’incoronazione imperiale, che avvenne nel 1530. Anche Francesco I si arrese con la Pace di Cambrai nel 1529, rinunciando all’Italia.

La lega di Smalcalda

            Un altro nemico, oppositore del disegno imperiale, Carlo lo aveva dentro i confini tedeschi: molti dei suoi Principi si erano infatti convertiti alla fede luterana. Ricordiamo, tra l’altro, che lo stesso Lutero fu difeso e protetto da un principe elettore, che era pure stato il candidato opposto da Leone X alla nomina imperiale di Carlo: il duca Federico di Sassonia.

            Diversi sono i motivi che indussero i Principi a guardare con interesse alla riforma luterana e due principalmente: l’acquisizione dei beni della Chiesa e l’indebolimento dell’autorità imperiale che poggiava il suo riconoscimento sulla Chiesa Cattolica.

            Nel 1529 Carlo, per riportare l’unità religiosa nel suo impero, indice la Dieta di Spira, nella quale chiede ai Principi tedeschi convertiti di lasciare la libertà di culto nei loro territori (cioè di lasciare libera la Chiesa). Questo avrebbe comportato il non poter acquisire i beni della Chiesa e quindi ovviamente i Principi riformati rifiutarono protestando (per questo ancora oggi le religioni riformate sono chiamate “protestanti”).

            Ci furono altri tentativi di conciliazione, andati a vuoto, e alla fine i Principi, di fronte alle minacce di Carlo, si riunirono nella Lega di Smalcalda, una lega militare anti-imperiale che tenne guerra a Carlo fino al 1555, contando anche sul sostegno e l’alleanza del re cattolico francese Francesco I di Valois e di suo figlio Enrico II.

            Nel 1555 Carlo si arrende e firma la Pace di Augusta, nella quale si sancisce il principio del “Cujus Regio Ejus Religio”, ovvero la libertà dei Principi di scegliere la loro religione e l’obbligo dei loro sudditi di seguire la religione del principe. Questo principio di fatto divise la Germania in due sfere: una a nord, principalmente luterana, e una al sud, principalmente cattolica. Aveva trionfato il piano osteggiato dall’Imperatore e si era tornati praticamente indietro di un quarto di secolo o poco più.

La divisione dell’Impero

            Nel 1556, un anno dopo la pace di Augusta, Carlo rinuncia al trono e si ritira nel Monastero di Yuste, dopo aver diviso i suoi possedimenti in due parti.

            Al fratello Ferdinando vanno tutti i possedimenti degli Asburgo: 
                        il ducato d’Austria,
                        il regno di Boemia,
                        il regno d’Ungheria,
                        il diritto all’elezione al titolo imperiale (futuro Ferdinando I).

            Al figlio Filippo vengono assegnati
                        il regno di Spagna (come Filippo II),
                        tutti i possedimenti americani,
                        i domini italiani,
                        le Fiandre,
                        Paesi Bassi.                                                           (Da “Liceo Italiano IMI di Istanbul”)

            Il 28 febbraio del 1558 i Principi tedeschi, riuniti nella Dieta di Francoforte, presero atto delle dimissioni dal titolo di Imperatore che Carlo V aveva presentato due anni prima e riconobbero in Ferdinando il nuovo Imperatore. Carlo usciva definitivamente dalla scena politica. Il 18 febbraio 1558 morì la sorella Eleonora. Carlo, presago che la sua vita terrena volgeva ormai al termine, accentuò ancor più il suo carattere ascetico, assorto sempre più nella penitenza e nella mortificazione. Ciò nonostante non disdegnava i piaceri della buona tavola, cui si lasciava andare, per quanto fosse afflitto da gotta e diabete, sordo ai consigli dei medici che lo spingevano a una dieta meno ricca.

            Nel corso dell’estate la sua salute diede segni di peggioramento che si manifestò con febbri sempre più frequenti che lo costringevano spesso a letto, dal quale poteva assistere ai riti religiosi attraverso una finestra che aveva fatto aprire in una parete della sua camera e che prospettava direttamente nella chiesa. Il 19 di settembre chiese l’estrema Unzione, dopo di che si sentì rianimato e la sua salute manifestò qualche segno di ripresa. Il giorno successivo, stranamente, quasi avesse avuto un presentimento, chiese e ottenne l’estrema Unzione per la seconda volta.

            Morì il 21 settembre 1558, probabilmente di malaria, dopo tre settimane di agonia. Le cronache riferirono che, approssimandosi il momento del trapasso, Carlo, stringendo al petto un crocifisso ed esprimendosi in lingua spagnola, abbia esclamato: “Ya, voy, Señor” (Sto venendo Signore). Dopo una breve pausa, urlando, avrebbe esclamato ancora: “¡Ay Jesus!” e quindi avrebbe esalato l’ultimo respiro. Erano le due del mattino. Il suo corpo fu immediatamente imbalsamato e sepolto sotto l’altare della Chiesa del Monastero di Yuste. Sedici anni dopo la sua salma fu traslata dal figlio Filippo nel Monastero di San Lorenzo all’Escorial”, che lo stesso Filippo aveva edificato sulle colline a nord di Madrid destinandolo a luogo di sepoltura di tutti i sovrani Asburgo di Spagna.        (Da “Wikipedia”) (3. continua)

LA PACE NON AVRÀ FINE SUL TRONO DI DAVIDE

Piero del Pollaiolo, Speranza, 1470, Uffizi, Firenze ἡ δὲ ἐλπὶς οὐ καταισχύνει(*)             Poche parole tratte dal brano di Isaia, con cui abbiam terminato il

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