Cappuccini per la Francia .3

Lo stesso papa Sisto V, poi Gregorio XIV e Clemente VIII, approvarono la lega capitanata dal nostro ex cappuccino come valido strumento voluto da Dio per riportare la Francia all’antica e vera religione cattolica. Tutti riconobbero che egli rese un gran servigio alla religione e alla patria. Per cinque anni ci fu lotta contro il re Enrico IV ugonotto finché questi non abiurò e si riconciliò con Roma (1595), più per interesse che per convinzione. Il nostro ex cappuccino si stava di nuovo adagiando alla vecchia vita di lusso e vanità. Avendo anche ricevuto la dispensa dal Papa per la sua scelta forzata. Enrico di Giojosa che aveva accettato a malincuore di uscire di convento ora che il pericolo per la religione era finito non desiderava più ritornarci, colmo come era di onori e ricchezza, e così divenne l’antipodo di ciò che era stata come cappuccino. Ma Dio si servi di sua madre, donna di profonda fede, che sul letto di morte, lo supplicò a riprendere la scelta anteriore di servire il Signore nella povertà e nella santità del chiostro. Le lacrime della madre scossero la sua coscienza assopita. Un giorno, stando con il re, essendo accorsa molta gente al loro passaggio, Enrico IV gli domandò: “Cugino che pensate che dica di voi e di me tutta questa gente?”. E lui rispose: “Sire, credo che non abbia occhi se non per guardare V:M: e ripensare alle meravigliose azioni di vostra vita”. “No-riprese il re- ella è fortemente meravigliata di vedere insieme un rinnegato ed un apostata” (p. 155). Fu la goccia che fece traboccare il vaso del suo cuore inquieto. Aiutato dalla preghiera, dalla lettura della vita di san Francesco Borgia, prese la ferma decisione di ritornare da dove era partito e scrisse al Ministro generale dei Cappuccini e al Papa per la revoca dei brevi e delle dispense. Dio ascoltò il grido sincero di questo suo servo e l’otto marzo 1599 Enrico duca di Giojosa ritornò ad essere Padre Angelo cappuccino davanti a tutta la Francia, là in Parigi. Il suo esempio conquistò molte persone alla sequela di Cristo. Erano passati appena due mesi dal suo ritorno che già predicava con fervore nelle chiese di Parigi, seguito dal re, dai principi e tanto popolo che la chiesa non riusciva a contenere. Esercitò il ministero della predicazione fino alla fine della vita, distinguendosi per l’umiltà, il servizio ai poveri e la perfetta letizia con una umiltà veramente eroica. Spese tutta la sua vita per il bene delle anime e del nostro ordine. A causa di una malattia che lo colse in Piemonte, morì ancora giovane, all’età di 46 anni nel 1608. Sua figlia lo fece tumulare a Parigi nella chiesa del convento dopo “splendidi funerali ed i meritati elogi” (p.161), in quella chiesa dove aveva vestito l’abito cappuccino per ben due volte!

Fra Renato Camagni

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