Imitare Dio nell’amore di Cristo (cf Ef 5,1-2)

«Diventate imitatori di Dio, come figli amati» (Ef 5,1). La seconda lettura di questa domenica ci offre questo versetto singolare all’interno del linguaggio biblico. L’accostamento del termine imitare con il mistero divino è sconosciuto al lessico del Primo Patto. Per la fede d’Israele non vi è nulla che gli possa essere paragonato, secondo la sua stessa parola: «A chi mi paragonate e mi assomigliate? A chi mi confrontate quasi fossimo simili?» (Is 46,5). È vero, però, che l’idea di imitare Dio troverà spazio nel giudaismo post-biblico. In sintonia con questa trasformazione,

anche nel Nuovo Testamento l’invito all’imitazione ricorre più volte, sebbene non direttamente nei confronti di Dio, soprattutto nelle lettere paoline. I credenti sono chiamati a imitare Paolo (1Cor 4,16; Fil 3,17; 2Ts 3,7), a sua volta imitatore di Cristo (1Cor 11,1).

Una strada si è aperta, nella prospettiva di una imitazione di per sé inconcepibile, ed è segnata dall’amore. È l’amore del Padre, dal quale i cristiani riconoscono di essere stati circondati e trasformati in figli, attraverso il dono della vita di Gesù: «camminate nell’amore, come anche Cristo ci ha amati e ha consegnato sé stesso per noi, come offerta e sacrificio di profumo fragrante a Dio» (Ef 5,2).

Diventare imitatori di Dio vuol dire assumere la forma cristica dell’amore come forma della propria esistenza. Nella forza dello Spirito possiamo farlo.

IL PRIMO CONVENTO FRANCESCANO

Le Celle di Cortona, Oratorio“Cellam gyro parvam paupertas struxit et arte rudem”             Dove si trova il manoscritto di quella elegia di soli sedici distici,

Leggi »