La foresta amazzonica sta morendo

ELENA TEBANO (dal Corriere della sera)
La foresta amazzonica sta perdendo la sua capacità di recuperare da siccità e deforestazione, «rischiando di morire, con profonde implicazioni per la biodiversità, lo stoccaggio di anidride carbonica e i cambiamenti climatici su scala globale» scrivono gli autori di un nuovo studio pubblicato sulla rivista scientifica Nature Climate Change. «La deforestazione e i cambiamenti climatici, attraverso l’aumento della lunghezza della stagione secca e della frequenza della siccità, potrebbero aver già spinto l’Amazzonia vicino a una soglia critica di deperimento della foresta pluviale» aggiungono Chris A. Boulton, Timothy M. Lenton e Niklas Boers dell’Università di Exeter, nel Regno Unito, spiegando che dall’inizio degli anni 2000 «più di tre quarti della foresta pluviale amazzonica» hanno perso «resilienza», cioè la capacità di ricostituirsi dopo eventi dannosi, con la possibilità che si trasformino per sempre in una prateria. La perdita della capacità di recupero della foresta è più marcata nelle aree più aride e in quelle più vicine alle aree disboscate. Lo studio lancia un allarme preoccupante in un momento in cui la guerra russa all’Ucraina e le sue conseguenze geopolitiche rendono più difficile rispettare gli impegni per ridurre il surriscaldamento globale. La foresta amazzonica copre un’area di 6,7 milioni di chilometri quadrati tra Brasile, Colombia, Perù e altri Stati limitrofi, ma negli ultimi 50 anni ha perso il 17% della sua superficie, distrutta dagli esseri umani che hanno tagliato gli alberi per ricavarne legname, fare spazio ai pascoli e alle attività minerarie. Anche per questo la regione, una delle più umide del pianeta, ha registrato tre siccità negli ultimi vent’anni. Questo ha un impatto importante sull’ecosistema globale perché l’Amazzonia è anche un enorme sistema di riciclaggio dell’acqua che tiene umido anche il resto del pianeta, grazie all’acqua che evapora dalla sua vegetazione e viene trasportata dai venti nell’atmosfera e limita così il surriscaldamento globale. La distruzione di una parte della foresta e l’eliminazione di una parte dell’umidità portano siccità anche in altre zone del pianeta. «Perdere la foresta pluviale potrebbe produrre fino a 90 miliardi di tonnellate di anidride carbonica che intrappola il calore e viene rimessa nell’atmosfera» spiega il New York Times nel dar conto del nuovo studio. È l’equivalente di diversi anni di emissioni globali di gas serra.«La maggior parte degli studi precedenti sulla resilienza in Amazzonia si basava su modelli, o simulazioni, di come la salute della foresta potrebbe cambiare nel tempo. Nella nuova ricerca, gli scienziati hanno usato osservazioni reali: decenni di dati di telerilevamento dai satelliti che misurano la quantità di biomassa in aree specifiche, che corrisponde alla loro salute. Guardando solo alle parti incontaminate della foresta pluviale, i ricercatori hanno scoperto che nel complesso dal 2000 queste aree hanno perso resilienza. Per esempio, ci è voluto sempre più tempo per le aree forestali per recuperare la loro salute dopo aver sofferto in una siccità» spiega ancora il quotidiano americano. La foresta pluviale però rimane ancora altamente resiliente. Ed è proprio per questo che è fondamentale ridurre la deforestazione adesso, prima di superare il punto di non ritorno, quello in cui gli alberi verrebbero sostituiti per sempre da pascoli e prateria. Che secondo altri studi — a questo ritmo e se non faremo niente per fermare la deforestazione — potrebbe arrivare anche entro la fine di questo secolo.

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