Occasione o tentazione

Spesso una cosa che spaventa i giovani, ma anche tra i meno giovani, è la noia: la routine quotidiana, il fare le stesse cose, il ripetersi degli eventi, sono visti oggi in maniera negativa, interpretati come sintomi di vita monotona o non soddisfacente, o di non libertà. Soprattutto con l’avvento dei “social” tale paura sembra amplificata: tutti devono far vedere che hanno un’esistenza iperattiva e dinamica, piena d’impegni, incontri, amicizie, d’avvenimenti e di allegria. I “social” sono come vetrine nelle quali mostrare la propria vita, reale o fittizia, l’importante è essere presenti, “apparire”. Questo fa avere il sentore di appartenere a qualcosa di bello, di valere perché ci sono e ho qualcosa da far vedere di me stesso. In verità, il valore di ognuno va ben oltre la superficie di uno schermo, e le cose che accadono giornalmente, anche le più banali, possono essere dense di significato. Così scrive nel suo diario suor Kinga, una giovane monaca carmelitana ungherese (classe 1973), nella clausura del suo monastero nell’anno 2008:

«Penso che la nostra esistenza sia una spirale che gira in tondo: avvenimenti, lotte, tentazioni, fallimenti, grazie si ripetono. Varia solo la loro profondità e intensità e ciò dipende dal nostro grado di maturità. Le persone e le circostanze sono diverse, ma l’avvenimento che devo affrontare resta in fondo lo stesso, proprio come me stessa. Ed è proprio questa ripetizione che rende possibile crescere.» Kinga della Trasfigurazione, Non mi sono tirata indietro. Diario, Ediz. OCD 2018, p.16.

Nella routine, nella vita reale degli accadimenti giornalieri, delle cose piccole che sembrano senza significato, come un incontro casuale, un sorriso, una gentilezza fatta o ricevuta, scopro realmente chi sono, la mia vocazione profonda, la mia chiamata di essere umano e figlio di Dio: “è proprio questa ripetizione che rende possibile crescere” nell’amore. Dio dà sempre nuove opportunità, altre occasioni per vivere al meglio le situazioni nelle quali troviamo difficoltà; non per metterci alla prova ma per permetterci di superarle e, così, crescere nella nostra umanità; non per mortificarci ma per scoprire i talenti riposti in ognuno di noi, le nostre capacità e qualità, per renderci persone libere e capaci di amare nella verità. 

Dio vuole condurci oltre la superficie dell’apparenza, fino al cuore di noi stessi. Lì Lui ci attende. Lì possiamo incontrarlo. Dobbiamo solo avere il coraggio di farci prendere per mano e lasciarci guidare nel meraviglioso e affascinante viaggio alla scoperta di noi stessi, nella vita vera.

Una risposta

  1. La routine? temuta da molti ma in realtà immagine di strada che diventa guida non faticosa, percorso in cui procedere col proprio dovere. Non doversi reinventare tutti i giorni permette di occuparsi con maggior serenità e attenzione dei propri compiti, lascia la libertà di potersi guardare intorno per vedere quanto ci circonda, sia di buono che di meno buono, consente di poter trovare il tempo per un qualcosa che esce dall’ordinario e dal quotidiano. Ecco, la routine porta ordine con poca fatica per cui non è una prigione ma l’inizio della libertà. Se si ha un percorso in cui camminare si può cambiare strada, ma se tutti i giorni si deve costruire una strada o inventare un qualche cosa da improvvisare la vita diventa un caos confuso che genera insoddisfazione e impedisce il raggiungimento di traguardi significativi

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