Sulla castità

L’undicesimo Capitolo delle Costituzioni dei Frati Minori Cappuccini è dedicato a La nostra vita nella castità consacrata. Consta di sei paragrafi o numeri, dal 169 al 174. Dei molteplici spunti che se ne possono ricavare, ci soffermeremo su alcuni particolarmente significativi tratti dal n. 169.

Il Capitolo si apre così: «Tra i consigli evangelici la castità per Cristo e per il suo Regno è un insigne dono di Dio da apprezzare grandemente.» (Cost. 169/1)
La prima cosa che è rilevata sulla castità per Cristo e il suo Regno è che essa è un “insigne dono di Dio”. Non dipende quindi da un mero sforzo di volontà (vd. articolo precedente I pupazzi di neve), ma è intrinseca a tale voto un’accoglienza, in quanto dono da parte di Dio verso coloro che intendono seguire i consigli evangelici in una vita consacrata. Il dono come tale può anche essere chiesto, ma che non serva per montare in superbia e inorgoglirsi, anche perché, in questo caso, non si tratterebbe più di castità ma di sola continenza. L’accettazione del dono implica l’entrare in relazione profonda con Colui che lo fa, cioè Dio, difatti al punto 5 di questo numero leggiamo:

«Il consiglio evangelico della castità, che volontariamente abbiamo scelto e promesso con voto, trae la sua unica ragione dall’amore preferenziale per Dio ed, in Lui, per ogni persona. Esso ci dona in modo singolare una più ampia libertà di cuore, per cui aderiamo a Dio con amore indiviso e possiamo farci tutto a tutti.»

 In questa relazione, ogni atteggiamento di superbia, presunzione o appropriazione è incoerente, sono elementi da purificare. Chi persiste in tali comportamenti non si può certo dire che sia ‘casto’. Il ricevere un dono richiede invece atteggiamenti di umiltà, ringraziamento, gratitudine.

Il 169/2 evidenzia altri aspetti:

«Esso costituisce un riflesso dell’amore infinito che lega le tre Persone divine; amore testimoniato dal Verbo incarnato, fino al dono della sua vita; amore riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo, che stimola ad una risposta di amore totale per Dio e per i fratelli.» (cf. Giovanni Paolo II, Vita consecrata, 21)
1. È un riflesso dell’amore intratrinitario.
2. Questo amore è stato testimoniato, cioè vissuto, dal Figlio nostro Signore Gesù Cristo con la sua vita terrena.
3. Di questo amore ne siamo resi partecipi tramite lo Spirito Santo che abita in noi, rendendoci a nostra volta capaci di amare come Dio ci ama.

La castità, vissuta in fedele umiltà e mite accoglienza, verso Dio e i fratelli, è la porta che conduce al cuore di Dio, a sperimentare e vivere il suo amore.
La castità in quanto dono di Dio, costituisce un evento totalizzante per l’uomo, coinvolgendo ogni aspetto della sua esistenza e portandola al suo pieno compimento di senso e realtà:
«Il carisma del celibato, che non tutti possono capire, preannuncia profeticamente la gloria del Regno celeste, che già fin da ora opera in mezzo a noi e trasforma l’uomo nella sua interezza. Con questo dono, da custodire fedelmente e coltivare assiduamente, la nostra fraternità offre un particolare annuncio della vita futura, nella quale i risorti sono fratelli fra loro davanti a Dio, che sarà per loro tutto in tutti.» (Cost. 169/6)

I punti 3 e 4 parlano della ‘Divina bellezza’ dalla quale i consacrati sono attratti e alla quale, attraverso l’accoglienza del dono della castità, hanno accesso, trasfigurando in tal modo le loro vite per la potenza d’amore dello Spirito Santo:
«Poiché Dio stesso è splendore infinito, la vita nella castità a Lui consacrata è irradiazione della divina bellezza in coloro che si lasciano trasfigurare dalla potenza dello Spirito Santo.

Lo stesso Spirito, suscitando l’amore per la bellezza divina, ci configura alla vita verginale di Cristo e ci rende partecipi del mistero della Chiesa che vive nella dedizione piena ed esclusiva a Cristo suo sposoe si prepara all’incontro definitivo con Lui.» (cf. Giovanni Paolo II, Vita consecrata, 19)

Il voto di castità, pur includendo delle privazioni volontarie, apre a orizzonti di vita più grandi i quali, invece di far sentire come un peso le rinunce fatte per scelta, danno un gusto per la vita molto più intenso e appagante.

«E allontanandomi da loro, ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza di animo e di corpo. E in seguito, stetti un poco e uscii dal secolo.» -San Francesco, Testamento

IL PRIMO CONVENTO FRANCESCANO

Le Celle di Cortona, Oratorio“Cellam gyro parvam paupertas struxit et arte rudem”             Dove si trova il manoscritto di quella elegia di soli sedici distici,

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