La scorsa domenica è iniziato l’Avvento. La liturgia prevedeva l’uso (ancora facoltativo) del nuovo Messale e la nuova versione del ‘Padre nostro’. Ma a farla da padrone sono state sempre le mascherine a ricordare a tutti i presenti che questo sarà un Avvento diverso e, probabilmente, un Natale diverso. Varie regioni della nostra bella penisola sono ancora “zona rossa”, il virus ancora circola, i contagi e i decessi sono ancora alti. Così i telegiornali ci dicono che non ci saranno i soliti cenoni, non ci saranno le solite corse agli acquisti dei regali che verranno fatti soprattutto on-line, gli addobbi e le luci nelle strade saranno ridimensionati rispetto agli anni precedenti, non ci sarà la movida per strada, né feste, né balli, né musiche. I media ci annunciano che non ci possiamo più muovere come ci pare, che l’economia va male e che siamo tutti un po’ più poveri, poiché gli effetti di questo virus sono come quelli di una guerra. E che alle ventidue c’è coprifuoco, tutti a casa!
Saranno davvero un Avvento e un Natale diverso.
I giornali ci comunicano che di fronte al virus nessuno è al sicuro, tutti dobbiamo portare la mascherina, tutti mantenere la distanza. E queste regole valgono per tutti: alti e bassi, mori e biondi, ricchi e poveri, barbuti e calvi, milanesi e palermitani, veneti e pugliesi, ladri e onesti, industriali e operai, ferrovieri e poliziotti, politici e casalinghe… La televisione ci comunica anche che, a causa del virus, i DPCM emanati dal Governo sono validi per tutti: improvvisamente siamo diventati tutti uguali. Questo virus ci sconvolge davvero la vita! Cosa ne sarà di noi? Questa via dove ci porterà? Cosa ci attende alla fine di questa strada?
I telegiornali ci mostrano anche che, in diverse città e paesi della nostra bella penisola, molti ristoranti, non avendo clienti per il lock-down, si sono messi a fare pasti per i ‘senza tetto’ e per quelle persone che non ce la fanno con i soldi, famiglie che si sono messe a servizio di altre famiglie costrette a stare in casa in quarantena, che svariati comuni hanno rinunciato agli addobbi e luminarie cittadine per devolvere i soldi risparmiati a favore dei bisognosi delle loro comunità.
I media ci informano che a causa della pandemia in corso, si sta sviluppando una rete di solidarietà a tutti i livelli, mai vista dal dopoguerra a oggi.
Per colpa del virus, improvvisamente, ci riscopriamo quello che siamo: fratelli e sorelle uniti da un solito destino.
Quest’Avvento, vissuto con questo spirito di benevolenza, di accoglienza, di reciprocità, dove ci porterà allora?
Credo che alla fine di questo viaggio senza più orpelli, presunzioni e maschere, giungeremo a una piccola e povera grotta vicino a Betlemme. Lì troveremo un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia, ad aspettarci tutti.
E sarà veramente Natale.

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