Ancora sulle origini dei Cappuccini

Gli eventi che riguardano le origini dei Cappuccini – ed in particolare quelli di Albacina – sono stati raccontati, analizzati, discussi da molti scrittori a partire dai primi cronisti dell’Ordine fino agli studiosi contemporanei.

Si tratta per alcuni di una questione aperta in quanto si continua a cercare la corrispondenza tra i fatti storici agli inizi della riforma francescana e le cronache interne all’Ordine per valutarne la consistenza. Per accennare a tale ricerca risaliamo al 1940, quando viene pubblicata la tesi di Theophil Graf relativa alla domanda: chi è il fondatore della Riforma cappuccina? Per lo storico svizzero i primi due cronisti dell’Ordine (Mario Fabiani e Bernardino Croli) sono fonti poco attendibili o comunque di stampo apologetico. Graf, tra l’altro, giunge a concludere che Matteo da Bascio non venne eletto Vicario generale al Capitolo di Albacina nel 1529: tale Capitolo non venne realmente celebrato e non si produssero degli statuti (le norme per i frati). Un altro storico (Melchiorre da Pobladura) nel recensire tale tesi, richiamò la mancanza di prove documentarie: le cronache, pur tra incongruenze, non sono a priori da ritenere inaffidabili come fonti storiche. Nel 1970-80 un contributo al dibattito è portato da Callisto Urbanelli a cui, in precedenza, abbiamo accennato; non solo: segnaliamo le ricerche di Bartolazzi e Criscuolo per la fase più recente.        

Inserendoci come a lato di tali studi, ci addentriamo nelle cosiddette Costituzioni di Albacina, lasciando aperta la verità storica del Capitolo da cui prendono origine queste norme per la vita dei primi frati Cappuccini, o meglio dei Minori della Vita Eremitica. Innanzitutto, le indicheremo con il semplice termine di Ordinazioni: alla lettura si presentano, infatti, come una serie di paragrafi, spesso introdotti dal verbo «ordiniamo» o simili.

Premettiamo alcune note come introduzione alla loro lettura e al senso generale. Il testo sembra il risultato di una stratificazione, con fasi di stesura successive. Lasciamo ad altra sede le ragioni di questo e consideriamo una probabile prima fase che si avvicina al 1528, simile alle Case di Recollezione (vedi articoli precedenti) ed una seconda in anni successivi che, per il crescente numero dei frati, richiede un’organizzazione meglio definita. Nel globale ambito del senso-fine a cui queste norme mirano, troviamo l’aspirazione ad un rinnovamento che riguarda tanto i singoli frati (anima e corpo) quanto il loro contesto di vita (edifici e altro) nella volontà di dare una forma stabile a questo desiderio riformatore francescano.     

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