Fare festa con tutti (Lc 15 : domenica XXIV per annum – C)

La pagina del Vangelo di oggi unisce una parabola propria di Luca con altre due conosciute alla tradizione dei Sinottici. Il filo conduttore della narrazione è il cuore del messaggio evangelico: la misericordia di Dio accolta e trasmessa dalla comunità dei suoi discepoli. Siamo davanti a parole che Gesù ha pronunciato in diverse occasioni. L’evangelista Luca le raccoglie e le inserisce in un confronto diretto contro la mormorazione di scribi e farisei da una parte, le attese piene di speranza da parte dei pubblicani e peccatore dall’altra. Queste parabole confortano e consolano coloro che si riconoscono bisognosi del perdono di Dio. Per coloro che sono ancora pieni di pregiudizi verso i fratelli … non abbiamo una soluzione sicura, come ci indica la parabola del Padre misericordioso, che termina con un punto interrogativo: non si sa cosa farà il figlio maggiore.

La parabola del Padre misericordioso è come una montagna con due cime. La prima appartiene alla parte più ampia del monte, la seconda cima si sviluppa da questa per andare più in alto. La storia del figlio minore rappresenta la parte ampia della montagna, la storia del figlio maggiore è quella che si spinge più in alto ed interroga ciascuno di noi.

Secondo una possibilità del diritto ebraico, il figlio minore chiede quanto gli spetta dell’eredità paterna e parte per una strada solitaria, allontanandosi da casa. Caduto in disgrazia, spinto dal bisogno, preferisce ritornare a casa, pronto a servire come un qualunque servo. Ma il padre rovescia ogni attesa. I particolari mostrano simboli battesimali, come la veste donata così come il verbo della conversione: il figlio minore rientra in se stesso, cioè ritorna al cuore della sua relazione con la casa del Padre. La logica del pentimento e della conversione potrebbe prevedere un periodo di penitenza, espressa dal desiderio di servire. Ma l’atteggiamento del Padre rovescia ogni attesa ridando al figlio minore la dignità filiale che aveva. La gioia del Padre vuole manifestarsi con una festa condivisa … che però diventa mormorazione nel fratello maggiore. Questi non accetta che il fratello sia integrato nella sua relazione precedente e si lamenta con il Padre per il suo atteggiamento che non sarebbe riconoscente verso quanto lui ha fatto in tutti questi anni.

E qui sta il cuore della parabola. Di fronte alla misericordia del Padre senza limiti, l’atteggiamento del figlio maggiore, di fatto, è quello di un servo, incapace di fare festa per un perdono donato agli altri. Inoltre, alla fine, sorge un dubbio: il figlio maggiore sarà entrato in casa per fare festa? Non si sa. Ma forse lui non è mai stato in casa come figlio. Sarà capace di entrarvi come un figlio? E ciascuno di noi è pronto ad essere nella chiesa come fratello o sorella di tutti? Siamo pronti a vivere quella «convivialità della mensa» che costituisce il cuore del Vangelo? La domanda è aperta alla risposta che ciascuno di noi è chiamato ad offrire.

LA PACE NON AVRÀ FINE SUL TRONO DI DAVIDE

Piero del Pollaiolo, Speranza, 1470, Uffizi, Firenze ἡ δὲ ἐλπὶς οὐ καταισχύνει(*)             Poche parole tratte dal brano di Isaia, con cui abbiam terminato il

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