La scoperta di Francesco .1 : del rapporto con i fratelli

Nella Lettera ai fedeli, nella seconda redazione (Fonti Francescane n.179-206), Francesco affronta vari temi, dei quali i principali sono il rapporto con Dio e con i fratelli (cf. Mt 22,34ss).

Nel capitolo VIII. DELL’UMILTÀ NEL COMANDARE il tema dei rapporti fraterni, muovendo l’argomentazione dalla reale e concreta situazione della società del suo tempo:

«E colui al quale è demandata l’obbedienza e che è ritenuto maggiore, sia come il minore e servo degli altri fratelli, e nei confronti di ciascuno dei suoi fratelli usi e abbia quella misericordia che vorrebbe fosse usata verso di lui, qualora si trovasse in un caso simile.» FF 197

Il punto di partenza di Francesco è la suddivisione medievale delle persone in cives maiores e cives minores, specchio dell’ordinamento piramidale-gerarchico della società. Francesco propone un nuovo sentire nei rapporti interpersonali, un diverso atteggiamento che costituisce per quel tempo una sorta di rivoluzione: colui “che è ritenuto maggiore, sia come il minore e servo degli altri fratelli”. L’atteggiamento, richiesto da Francesco, di considerare l’altro come fratello si fonda sulla constatazione di essere tutti figli di uno stesso Padre; la fraternità tra gli uomini nasce dal condividere una stessa paternità, quella di Dio; la parità sociale si fonda sull’appartenere alla stessa grande famiglia, quella umana, redenta dal Figlio. È proprio la Kènosi di Dio è posta al principio della lettera (cap. I. IL VERBO DEL PADRE), quale premessa e fondamento di quanto affermato:

«Lui, che era ricco sopra ogni altra cosa, volle scegliere in questo mondo, insieme alla beatissima Vergine, sua madre, la povertà.» FF 182

«E la volontà del Padre suo fu questa, che il suo figlio benedetto e glorioso, che egli ci ha donato ed è nato per noi, offrisse se stesso, mediante il proprio sangue, come sacrificio e vittima sull’altare della croce, non per sé, poiché per mezzo di lui sono state create tutte le cose, ma in espiazione dei nostri peccati, lasciando a noi l’esempio perché ne seguiamo le orme.» FF 184

Come Cristo si è messo nei panni dell’uomo peccatore, “non per sé… ma in espiazione dei nostri peccati”, così colui “che è ritenuto maggiore”, “nei confronti di ciascuno dei suoi fratelli usi e abbia quella misericordia che vorrebbe fosse usata verso di lui, qualora si trovasse in un caso simile”. Questo vuol dire seguire le orme, cioè mettersi le stesse scarpe, percorrere gli stessi passi, vivere sulla propria pelle le stesse vicissitudini del fratello, entrare in comunione vera con la sua situazione per sperimentare la compassione e la misericordia, non tanto per sentito dire, quanto vissuta in prima persona.

«La “minorità” misericordiosa – come gli altri grandi messaggi etici del Vangelo, dalla preghiera ininterrotta all’amore dei nemici – viene riproposta a tutti i fedeli senza esclusione, a conferma dell’ideale altissimo che Francesco sognava per ogni vita cristiana.» FF p.138 nota 12

Ancora, in altri punti della Lettera:

«Coloro poi che hanno ricevuto la potestà di giudicare gli altri, esercitino il giudizio con misericordia, così come essi stessi vogliono ottenere misericordia dal Signore; infatti il giudizio sarà senza misericordia per coloro che non hanno usato misericordia.» FF 191

Richiamo alla beatitudine evangelica di Mt 5,7: «Beati i misericordiosi perché troveranno misericordia (vd. anche Gc 2,13).

«E amiamo i prossimi come noi stessi. E se qualcuno non vuole amarli come se stesso, almeno non arrechi loro del male, ma faccia del bene.» FF 190

Nei rapporti con i fratelli, è fondamentale esercitare la cosiddetta “regola d’oro” evangelica dell’amore al prossimo come a se stessi (cf. Mt 22,39;anche “Il giudizio finale” in Mt 25,31-46).

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