Le case di Recollezione e i Cappuccini: quale rapporto?

Dopo aver analizzato il sorgere delle Case di ritiro (o di Recollezione) francescane in Italia e il modo di vivere in esse, ci domandiamo: che rapporto hanno con i Cappuccini dei quali vogliamo trattare?

In comune c’è il percorso che alcuni frati francescani (della cosidetta «Regolare Osservanza») intraprendono per assumere il proprio desiderio di riforma e vederlo legittimato e regolato. Si assiste così nell’Ordine a due percosi di “alternativa”nell’osservare la Regola: quello di chi rimane nell’Osservanza chiedendo luoghi particolari – è il caso della Recollezione – e quello di chi da essa si separa; quest’ultimo riguarda i Cappuccini. Né in un caso né nell’altro, tutttavia, l’itinerario sembra essere spianato: il formarsi di un tale desiderio risulta laborioso, come testimoniano diversi scritti del tempo. C’è chi cerca di relativizzare, se non marginalizzare, questi tentivi di riforma esprimendosi con durezza contro chi abbandona gli Osservanti per intraprendere la propria via. La sfida è comunque quella di interpretare vie di autenticità francescana anche in chi difende l’unità e la bontà dell’Ordine.

Dunque due vie accomunate dalla volontà di vivere in modo rinnovato. Una – quella delle Case di ritiro – l’abbiamo già in parte trattata; l’altra, la seguiremo più da vicino attraverso il nascere dei Frati Minori della Vita eremitica, successivamente detti Cappuccini. In essi riconosciamo il caso di chi abbandona l’Ordine francescano per poter seguire aspirazioni di rinnovamento, andando incontro alla prova verso esiti non scontati, tanto da richiedere l’appoggio da parte di autorità ecclesiastiche e non solo. Così inizia la vicenda di tre frati delle Marche che nel 1526 fanno questa richiesta documentata: «condurre vita eremitica». Potrebbe sembrare – e lo è in effetti – una tra le tante richieste analoghe che giungevano alla Santa Sede. Siamo però di fronte a Le origini della riforma cappuccina (titolo del Convegno di studi tenutosi a Camerino nel 1978, per i 450 anni di fondazione). L’interesse promosso da tale ricorrenza giubilare si riscontra anche nella Storia dei cappuccini delle Marche scritta da Callisto Urbanelli, il quale non si limita agli aspetti storico-istituzionali ma prende in conto gli avvenimenti, le persone ed il dinamismo che hanno concretamente segnato l’origine e l’affermazione della riforma cappuccina.

Dopo questi brevi cenni storiografici sui Cappuccini, lasciamo spazio alla storia vera e propria, occupandoci dell’iter attraverso cui alcuni frati guingono ad assumere la forma della Vita Eremitica “uscendo” dai Minori della Regolare Osservanza. Di essi fa parte frate Matteo da Bascio, il quale nel 1525 si allontana dal proprio convento, senza consenso del Ministro provinciale (il Superiore dei frati delle Marche). Non è il solo: due altri frati, e fratelli di sangue, Ludovico e Raffaele Tenaglia da Fossombrone si uniscono a Matteo nel tentativo di iniziare un’esperienza comune di vita riformata, rimanendo nelle Marche in luoghi adatti al raccoglimento.

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