Le case di «Recollezione»

«Riformare per osservare»: nell’articolo del 16 agosto u.s., è stata proposta una breve analisi della lettera pontificia Ite vos. In essa si può notare l’uso frequente del termine «riforma»; ci interessa mettere in evidenza il significato che esso – e la lettera nel suo complesso – assume: si può intendere come un percorso di formazione spirituale nella storia francescana. La Ite vos ha una visione del francescanesimo storico che non si sottrae dalla fatica di fissare parametri di interpretazione per la vita dei frati (la parabola evangelica della vigna e degli operai mandati a diverse ore del giorno). Vengono definiti anche servizi all’interno dell’Ordine, dal Ministro (superiore) generale ai frati in genere, fino a darne confini precisi e modalità di attuazione (elezioni, qualità dei rapporti, unioni e separazioni interne, etc.). Questo è, in effetti, un compito della Santa Sede: dare forma a – se vogliamo, istituzionalizzare – la vita dei credenti cristiani, garantendone la concreta possibilità di esistenza nel riferimento a Gesù Cristo e al dono del suo Spirito. Il riferimento ultimo rimane, dunque, il rapporto a Dio e alla chiamata ricevuta da Francesco ed estesa ai suoi frati lungo la storia.   

Facciamo cronologicamente qualche passo indietro rispetto alla Ite vos di Leone X (1517) e inseriamo un altro elemento che nella storia francescana rappresenta un possibile percorso di formazione del desiderio perseguito da una parte dei frati nei primi decenni del Cinquecento. Si tratta del cosiddetto movimento di Recollezione. È probabile che tale movimento abbia portato nel francescanesimo all’avvio di Case apposite per andare incontro al desiderio dei religiosi di cui sopra. Sembra comunque che siano stati i Domenicani i primi ad occuparsene, non i Francescani. Per quest’ultimi la Recollezione ha un inizio definito tra i Frati Minori Osservanti di Castiglia (Spagna), forse per evitare l’uscita di propri membri verso altri tipi di Frati riformati. Con degli appositi Statuti, pur molto essenziali, nel 1502 viene definita la forma di vita, caratterizzandola attraverso Case di separazione, di raccoglimento (che successivamente significherà anche interiorizzazione e spirito di orazione). Da questa data in poi si perdono un po’ le tracce di tali Case.           

Nel 1523 viene pubblicato il testo di altri Statuti, più ampi dei primi, a nome di frate Francesco deli Angeli (de Quiñones), Ministro Generale dei Francescani. Da ciò ne deriva che questi conventi riformati – Case di Recollezione, appunto – ricevono un forte impulso dall’azione del Quiñones , tanto che l’anno successivo (1524) ne vengono eretti altri nove in Aragona (Spagna) e altri nel Portogallo. In Italia il movimento recolletto è rintracciabile nel percorso di riforma intrapreso all’interno dell’Ordine francescano dai frati Stefano da Molina e Bernardino d’Asti, i quali chiedono ed ottengono dai propri superiori di poter dimorare presso l’eremo di Fonte Colombo (Rieti). A loro nel 1525 vengono poi affidati altri eremi. Nello stesso anno si registra la prima organizzazione in Italia di vere e proprie Case di Recollezione francescane in Lombardia e Basilicata.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

TRADUZIONE. Dal prototesto al metatesto

WILLIAM HOGARTH(*), Il risveglio Essere “d’alto lignaggio”, di per sé, non è certamente un peccato; semmai obbliga maggiormente al rigore e alla rettitudine, per cui

Leggi »

I Gemelli

MAESTRO DI SIR JOHN FASTOLF, Libro delle Ore, c. 1440-1450, Oxford                                                L’aiuola che ci fa tanto feroci,                                                  volgendom’io con li etterni Gemelli,                                                  tutta m’apparve da’ colli a le

Leggi »