Un capitolo eucaristico (Gv 6) – dalla Domenica XVII del tempo ordinario

Con la narrazione di quella che abitualmente viene detta la moltiplicazione dei pani inizia un capitolo complesso e articolato del quarto Vangelo, incentrato su un lungo discorso di Gesù nella sinagoga di Cafarnao. L’evangelista ha messo in sequenza avvenimenti della vita del Signore, dando una forma letteraria precisa che aiuta non solo a rivivere quanto accaduto, ma apre la mente del credente ad una ulteriore riflessione personale. Nelle prossime domeniche troveremo tagli e salti nella sequenza liturgica delle letture, dovuti a vari motivi. Per questo, prima di una piccola riflessione sul Vangelo di questa domenica, vediamo in sintesi la struttura letteraria dell’intero Gv 6, avvisando fin d’ora che non corrisponde ai brani che ascolteremo nella liturgia domenicale.

Gv 6,1-15. Episodio della moltiplicazione dei pani, quarto «segno» compiuto da Gesù. Nel Vangelo secondo Giovanni Gesù compie sette gesti prodigiosi (otto se si considera anche la Risurrezione). L’evangelista li definisce «segni» e non miracoli, perché vuole sottolineare in essi l’appello alla fede che contengono (rileggi Gv 2,11 sul primo dei segni).

Gv 6,16-21. Episodio della tempesta sedata, quinto «segno» compiuto da Gesù.

Gv 6,22-34. Lettura tipologica della moltiplicazione dei pani, per cui Gesù annuncia la piena realizzazione di quanto profetizzato nell’evento della manna.

Gv 6,35-47. Primo quadro del discorso sul pane di vita, che è Gesù (v. 35: Io sono il pane della vita)

Gv 6,48-59. Secondo quadro del discorso sul pane di vita che è Gesù (v. 48: Io sono il pane della vita)

Gv 6,60-71. Reazioni al discorso sul pane di vita: abbandono da parte di molti discepoli; risposta di fede di Pietro a nome dei Dodici.

Tenendo presente questo quadro completo della narrazione, rileggiamo insieme il brano di questa domenica: la moltiplicazione dei pani e dei pesci.

Cominciamo a notare alcuni particolari. Gesù passa sulla sponda occidentale del mare di Galilea, cioè in territorio abitato da giudei, e la sua fama di guaritore l’accompagna, tanto che si forma intorno a lui una grande folla. Siamo in prossimità della Pasqua, tempo confermato dall’erba presente in quantità (v. 6,4.10). Rispetto a quanto riportato dai Sinottici, si nota una diversità interessante: è Gesù stesso che si mette a distribuire i pani e i pesci, mentre per gli altri evangelisti Gesù ordina ai discepoli coinvolgersi personalmente nella distribuzione. Considerato che si trattava di circa cinquemila uomini (v. 6,10) l’annotazione storica più verosimile è quella sinottica. Giovanni ha volutamente trasformato la scena per un motivo teologico, che apparirà chiaro durante la narrazione: quel pane distribuito non è che annuncio di un altro pane, quello vero, il pane di vita, che è Gesù e che lui solo può distribuire. Perché solo Gesù può donare sé stesso.

Si comincia, così, a intravedere uno sfondo ben preciso sul quale si muove la narrazione, quello della cena vissuta da Gesù con i discepoli prima della sua Pasqua. Quando l’evangelista Giovanni racconterà quella cena, inserirà il gesto profetico della lavanda dei piedi, quale annuncio di un amore vissuto sino alla fine, sino alle estreme conseguenze. E nella cronologia di quel triduo pasquale, per cui Gesù muore in croce mentre nel tempio sono uccisi gli agnelli che serviranno per il seder, la cena rituale della pasqua ebraica, non vi è posto nella narrazione della cena dei gesti del Signore sul pane e sul vino. Per questo Giovanni anticipa adesso, in un’ambientazione pasquale, il discorso sul pane di vita, cioè Gesù che si offre come persona da accogliere nella fede, come pane da mangiare e vino da bere.

Per una riflessione più spirituale (almeno speriamolo) proviamo a ripartire dall’acclamazione della gente: «Questi è davvero il profeta che viene nel mondo» (v. 6,14). «Profeta», come colui che dice le parole di Dio, lui che è la Parola di Dio; «che viene nel mondo», nel nostro mondo interiore, nelle nostre relazioni, in quella parte di noi che attende luce, vita, amore. La guarigione profonda che ciascuno di noi attende e desidera non è forse la presenza in noi di quella Parola che guarisce, risana, consola, ridona speranza? E come Gesù ha distribuito lui stesso i pani e i pesci, non sarà proprio lui solo in persona a venire nel nostro mondo interiore profondo per guarirlo dalle ferite della storia? Questa domenica fermiamoci in silenzio, contemplando questa presenza misteriosa del Signore nella nostra vita: quale porta dobbiamo aprirgli perché venga nel nostro mondo personale a guarire per una vita nuova? 

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