Pane disceso dal cielo: dalla manna a Gesù, a …

Il brano che la liturgia offre alla nostra riflessione in questa XVIII domenica del tempo ordinario costituisce il preludio letterario del grande discorso sul pane di vita, pronunciato da Gesù nella sinagoga di Cafarnao. Per essere precisi, il versetto con cui termina la pericope di oggi è l’inizio del primo grande quadro, nel quale Gesù presenterà sé stesso come pane disceso da cielo, cioè colui nel quale credere per avere la vita eterna: «Io sono il pane della vita» (Gv 6,35). [E questo discorso sarà oggetto di lettura nelle prossime domeniche]. Al tempo stesso quanto precede il versetto citato è un grande raccordo con l’episodio dei pani benedetti e moltiplicati per essere distribuiti alla folla. Il Signore, aiutando la folla a considerare le motivazioni autentiche della loro ricerca di Gesù stesso, discorre in un modo che la teologia raccoglie dalla tradizione ebraica, definendola una «tipologia». Capire questo modo di lettura della Scrittura è importante non solo per questo brano, ma per una possibile interpretazione di molti passi della Bibbia.

Appare chiaro che Gesù sposta l’attenzione in un rapporto tra i pani da lui distribuiti e la manna che Israele ha ricevuto come pane dal cielo durante il suo cammino nel deserto. Il valore di questo rapporto risiede nella consapevolezza di fede di una storia unica, guidata dalla misteriosa volontà di un Dio che continua a camminare accanto agli uomini. Quindi abbiamo un solo Dio, una sola storia di salvezza, scritta in una sola raccolta di testi, la Bibbia. Certamente in questa unità vi è un punto discriminante: l’incarnazione del Verbo, che determina il passaggio dalla Prima Alleanza a quella Nuova e definitiva.

Ora la lettura tipologica scopre eventi della Prima Alleanza che sono profezia di eventi della Nuova. Anche i primi sono eventi di salvezza, attraverso i quali Dio entra nella storia dell’umanità, ma lo sono in modo imperfetto, non completo, potremmo dire quale profezia che annuncia una realizzazione futura. Questi eventi profetici e parziali, che hanno già valore in sé stessi, sono detti in greco «tipos», parola che potremmo tradurre come figura, segno profetico, ma conviene semplicemente traslitterarla in «tipo». Nella Nuova Alleanza, nella storia dell’evento Cristo accade la realizzazione piena di quanto anticipato. Ecco che la manna, cibo di vita per il cammino di Israele nel deserto, annuncia un altro cibo, quello che dona la vita nuova. E come la manna terminò una volta che gli israeliti arrivarono nella terra promessa, così il pane di vita sacramentale, l’eucaristia, terminerà quando l’umanità entrerà tutta nel Regno escatologico di Dio.

Questa spiegazione un po’ tecnica, potrebbe aiutare a farci leggere con fede singolare la storia narrata nelle Scritture. Quanto è raccontato può essere visto come una profezia, un anticipo della nostra vita personale. Vengono spontanee alcune domande: «conosciamo le motivazioni autentiche delle nostre azioni, soprattutto di quelle dettate dalla fede?»; «sappiamo riconoscere il pane quotidiano che ogni giorno ci viene donato dal Padre che è nei cieli?». Proviamo ogni giorno a dare risposta.

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