UN MUTO SOSPIRO GENTILE TRUCULUNTE PAROLE DI ODIO

Giardini pensile a Babilonia, ricostruzione ideale.
“Beatus, qui tenebit et allidet parvulos tuos ad petram”

            Il Vaticano II con la Costituzione Sacrosanctum Concilium promosse la riforma liturgica per il rito romano, attuata in seguito a tappe successive. La nuova struttura della Liturgia delle Ore fu approvata il 1° novembre 1970 e l’edizione tipica latina uscì l’11 aprile dell’anno successivo. Nel giro di qualche anno furono approntate le varie traduzioni nelle lingue nazionali, strettamente modellate sul testo latino esemplare.

            Qui interessava notare la “purga” effettuata dalla riforma nel salterio liturgico, il quale, continuando a costituire la parte essenziale del cosiddetto Ufficio, conobbe non solo una redistribuzione nell’arco di quattro settimane, ma anche l’omissione di un intero salmo e il taglio di alcuni versetti di diversi altri salmi. Si tratta delle “imprecazioni”, espressioni con le quali l’orante chiede a Dio di far ricadere, come giusta vendetta, sul capo dell’avversario, una serie di mali: questo avviene intanto nei vv. 6-20 del Salmo 109, che, comunque, è quell’unico che è stato completamente eliminato dall’uso liturgico. Sono inoltre considerati “imprecatori” anche i Salmi 35; 58; 69; 140; ma ci sono versetti dello stesso tenore anche in altri salmi, come pure nei profeti (ad esempio, per i salmi: Sal 55,24; 59,12-14; 79,6.10-12; 94,23; 137,8-9; per i profeti: Ger 17,18; 18,21-22). Per una sorta di completezza riportiamo come venga usato, con le omissioni ritenute necessarie, il Sal 35 nell’Ufficio delle letture del venerdì della prima settimana: Sal 35,1-2.3c.9-19.22-23.27-28.

            Il Salmo 137, del cui finale ci stavamo occupando, è impiegato, nei suoi soli primi sei versetti, ai Vespri del martedì della quarta settimana: sulla sua parte “liturgica” torneremo in seguito, volendo ora cogliere come quel fiero finale (omesso) riprenda e aggravi la tensione vendicativa già abbastanza presente nel tessuto delle Lamentazioni.

            L’infierire sui piccoli esprime al massimo dell’immaginabile il desiderio di una sadica vendetta, che, con tutta la buona volontà, pare addirittura esorbitare dalla lettera e dallo spirito della stessa legge del taglione; ma quando anche fosse riconducibile in quell’ambito, implica una truce pena sul momento presente e la vanificazione di tutte le aspettative di un possibile futuro. Certo è che in questo modo di pensare siamo lontani da ogni prospettiva di vita oltre la morte e, conseguentemente, non si confida in una retribuzione ultraterrena, in aperta antitesi con la concezione cristiana, riassumibile, per questo aspetto, nelle parole: «Senza la fede è impossibile essergli [a Dio] graditi; chi infatti si avvicina a Dio, deve credere che egli esiste e che ricompensa coloro che lo cercano(1)».

            I piccoli sono sempre innocenti e indifesi: accanirsi su di loro è mostruosamente infame; alla loro sofferenza mortale si accompagna la ferita profonda e duratura degli affetti parentali, che sfocerà, appena può, in altrettanta insoddisfacente e insensata vendetta; la popolazione così aggredita sarà di colpo complessivamente più vecchia e priva della spinta vitale, che vede nei figli il motivo della progettazione dell’avvenire; in un mondo in cui ci si affermava (ovviamente, soltanto a quei tempi!) quasi solo con la forza delle armi e il valore degli eserciti, con la strage degli innocenti si condannava quel popolo, privo di nuove leve, all’impotenza, alla sopraffazione e quasi a scomparire.
            Se poi non si voglia dire che nell’uomo di sempre c’è un po’ della “bestia” dantesca, di quel Vanni Fucci, – duro da soffocare –, che dal dolore eterno dell’inferno gode di poter rendere amaro il tempo della vita altrui: vecchia retorica, potrebbe sembrare, estemporanea incursione non contestualizzata in un passato lontano e localmente distante,… se non fosse, purtroppo, che poco più dell’altro ieri (12 agosto 1944), a due passi da noi (Sant’Anna di Stazzema), tra le 560 vittime dell’eccidio ci furono 130 bambini…:

            «Poi c’erano i bambini, i teneri corpi dei bimbi a eccitare quella libidine pazza di distruzione. Fracassavano loro il capo con il calcio della “pistol-machine”, e infilato loro nel ventre un bastone, li appiccicavano ai muri delle case. Sette ne presero e li misero nel forno preparato quella mattina per il pane e ivi li lasciarono cuocere a fuoco lento. E non avevano ancora finito(2)».
            Il diabolico progresso: non più una pietra, ma il calcio della “pistol-machine”!
            La vendetta messa in atto sfracassando i piccoli, sbattendoli contro una pietra, aveva una sua barbara diffusione e poteva essere, secondo le circostanze, facilmente prevista e paventata, o solo minacciata, e anche raccontata spesso come un fatto accaduto.
            Ad esemplificazione e illustrazione, riportiamo qui di seguito tre brani significativi da alcuni libri del Vecchio Testamento.

2Re 8 7Eliseo andò a Damasco. A Ben-Adàd, re di Aram, che era ammalato, fu riferito: «L’uomo di Dio è venuto fin qui». 8Il re disse a Cazaèl: «Prendi con te un dono e va’ incontro all’uomo di Dio e per suo mezzo interroga il Signore dicendo: “Guarirò da questa malattia?”». 9Cazaèl gli andò incontro, prendendo con sé, in regalo, tutte le cose migliori di Damasco, un carico di quaranta cammelli. Arrivato, stette davanti a lui e gli disse: «Tuo figlio, Ben-Adàd, re di Aram, mi ha mandato da te con la domanda: “Guarirò da questa malattia?”». 10Eliseo gli disse: «Va’ a dirgli: “Guarirai di sicuro”. Ma il Signore mi ha mostrato che egli certamente morirà». 11Poi immobilizzò il suo volto e irrigidì il suo sguardo fino all’estremo, e alla fine l’uomo di Dio si mise a piangere. 12Cazaèl disse: «Per quale motivo il mio signore piange?». Egli rispose: «Perché so quanto male farai agli Israeliti: brucerai le loro fortezze, ucciderai di spada i loro giovani, sfracellerai i loro bambini(3), sventrerai le loro donne incinte». 13Cazaèl disse: «Che cos’è il tuo servo, questo cane, per poter fare una cosa così enorme?». Eliseo rispose: «Il Signore mi ha mostrato che tu sarai re di Aram». 14Quello partì da Eliseo e ritornò dal suo padrone, che gli domandò: «Che cosa ti ha detto Eliseo?». Rispose: «Mi ha detto: “Guarirai di sicuro”». 15Il giorno dopo costui prese una coperta, l’immerse nell’acqua e poi la stese sulla faccia del re che morì. Al suo posto divenne re Cazaèl.

Os 14 1Samaria sconterà la sua pena,
perché si è ribellata al suo Dio.
Periranno di spada,
saranno sfracellati i bambini(4);
le donne incinte sventrate.

Na 3 10Eppure anch’essa [Ninive] fu deportata,
andò schiava in esilio.
Anche i suoi bambini furono sfracellati(5)
ai crocicchi di tutte le strade.
Si spartirono a sorte i suoi nobili
e tutti i suoi grandi furono messi in catene.

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Note
(1) Eb 11,6.
(2) Manlio Cancogni, Il massacro di Sant’Anna
(3) ‘ō|lelêhèm teraṭṭḗš, καὶ τὰ νήπια αὐτῶν ἐνσείσεις, parvulos eorum elides.
(4) ‘ō|lelêhèm yeruṭṭā́šû, τὰ ὑποτίτθια (i lattanti) αὐτῶν ἐδαφισθήσονται, parvuli eorum elidentur.
(5) ‘ō|lālềhā yeruṭṭešû́, τὰ νήπια αὐτῆς ἐδαφιοῦσιν, Parvuli ejus elisi sunt.

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