DIVAGAZIONI SULLE REDAZIONE DELLA LETTERA AI FEDELI

PIETRO LORENZETTI, Madonna dei tramonti, 1310 – 1319 c.

(Prima parte)

            Una prefazione, un’introduzione, un commento, un’annotazione marginale o a piè di pagina non possono né debbono mai sostituirsi alla lettura del testo al quale si riferiscono, anche quando fossero strettamente pertinenti e di utile delucidazione o complemento. Ci sono poi casi nei quali ciò è particolarmente ancor più evidente, come quando, ad esempio, un testo si raccomanda da solo per inoppugnabili motivi intrinseci. È proprio questo il caso di molti scritti di san Francesco, tra i quali spiccano le due redazioni della Lettera ai Fedeli; e appunto su alcuni punti di quest’ultime ci soffermeremo un po’.

            L’umile “pusillo”(1) si stima e si considera non tanto autore delle sue Lettere, quanto piuttosto un semplice servitore della Parola di salvezza (cf. 2Lf 2-3), in modo che questa consapevole e doverosa missione comporta – forse: esige – che si abbia rispetto e venerazione per quegli scritti, se ne curi la più ampia diffusione e che si tengano sempre presenti. La loro osservanza non è se non pura obbedienza evangelica, che così garantisce la beatitudine e la benedizione del Signore, come è promessa ai poveri in spirito e agli operatori di misericordia (cf. 2Lf 87-88).

            In generale lo stile di Francesco abbonda di citazioni neotestamentarie e non soltanto di quelle; un particolare rilievo hanno molti passi giovannei, ma non mancano riferimenti al Vecchio Testamento e alla Liturgia: come si accennava, tutto questo è dovuto all’intento di riproporre fedelmente “le fragranti parole del Signore, che sono spirito e vita”; ma denota anche un profondo tratto psicologico e pedagogico del pensiero dell’estensore. Tutto deve alla fine convergere verso una concreta impostazione di vita, con impegnative esigenze di azione e di assidua continuità: ma la vita cristiana non è una scrupolosa o, fosse, maniacale attuazione del dovere per il dovere; è magari addirittura anche più esigente oltre ogni ragionevole limite, ma come risposta d’amore all’amore gratuito e preveniente di Dio. L’abbondanza di riferimenti scritturistici; la loro rilettura alla luce dell’esperienza personale; la capacità di scorgere il nesso tra passi diversi, sapientemente accostati tra loro (come anche farà S. Chiara) a fornire un insospettato nuovo senso pieno; il calarsi nel cuore di una singola parola;… sono la più alta e convincente espressione atta a fornire una regola di vita, un codice comportamentale, che non si limita, secondo i casi, a prescrivere o a sanzionare, ma prima di tutto mostra perché è insieme bello e doveroso obbedire, e anche come e perché è irriconoscente, irresponsabile e colpevole disattendere l’insegnamento della vera sapienza. Detto di passaggio, nelle debite forme e appropriate proporzioni, un codice, qualsiasi codice, dovrebbe sempre contenere la motivazione di quella certa raccolta di leggi, prima di passare ad elencare l’irrogazione delle eventuali e rispettive pene per i trasgressori. (Le quali leggi, – tra l’altro e detto sempre di passaggio –, non sempre possono mutuare la giustezza della loro promulgazione dal consenso maggioritario ottenuto…! Se è per questo, anche le infami leggi razziali del 1938, esecrabile barbarie farneticante del fascismo e indelebile vergogna del pavido e meschino opportunismo monarchico, riscossero tanto sciagurato e delittuoso consenso).

            Nello stile di Francesco abbonda anche l’aggettivazione (cf. 2Lf 54-56), a testimonianza di uno stupore contemplativo, che permette di passare immediatamente da ciò che si riferisce alla natura umana e le è tipicamente proprio, a quello che attiene strettamente alla natura divina, in modo che il mistero dell’Incarnazione si rende presente anche quando non è esplicitamente richiamato,… e sempre con quello sguardo ampio, che coglie l’immanenza del mistero trinitario, dove nessun atto è frutto di iniziativa personale, ma condiviso “termine fisso d’etterno consiglio(2)”: se, per dire, l’umiltà caratterizza il Figlio, a motivo del suo “spogliare se stesso fino alla morte e alla morte di croce” (cf. Fil 2,7-8), è umile pure lo Spirito, che trova in una Donna la sua abitazione viva e vitale; è umile il Padre, da cui tutto procede e “dal quale l’universo riceve esistenza, energia e vita” (cf. At 17,28): insomma, umile è Dio (cf. LodAl 4).

            La seconda redazione della Lettera ai Fedeli, nella sua assai maggiore ampiezza, recepisce quasi completamente il testo della prima redazione, con qualche significativo ritocco o aggiunta: bisogna leggerle. Qui ci limitiamo a soffermarci su queste poche seguenti righe, prese dalla prima redazione e pressoché identiche nella seconda:

8Siamo sposi, quando nello Spirito Santo l’anima fedele si unisce al Signore nostro Gesù Cristo. 9Siamo suoi fratelli, quando facciamo la volontà del Padre che è nei cieli (Mt 12,50). 10Siamo madri, quando lo portiamo nel nostro cuore e nel nostro corpo per mezzo del divino amore e della pura e sincera coscienza, e lo generiamo attraverso il santo operare, che deve risplendere in esempio per gli altri (cf. Mt 5,16).

            La relazione sponsale viene al primo posto, fra le tre elencate e delle quali si dà la spiegazione. La provenienza di questa immagine non è evangelica, come lo indica a colpo d’occhio la mancanza di un preciso riferimento nel testo. Nel Vecchio Testamento, dove sembra ragionevole cercare, possono venire in mente alcuni passi del Cantico dei Cantici (Ct 4,8-12;5,1) e del Libro del profeta Osea (Os 2,21-22): in Osea più esplicitamente è Dio stesso lo sposo. Francesco, con maggior realismo, vede lo sposo nel Signore Gesù Cristo, in ragione della sua duplice natura; artefice dell’unione sponsale è lo Spirito Santo, il sommo realizzatore dell’unione ipostatica e in una prospettiva, si direbbe, “paritaria” con Maria: il Simbolo niceno dice infatti alla lettera “Crediamo…. E in un solo Signore Gesù Cristo,… e incarnato da Spirito Santo e Maria la Vergine….”(3). Infine, la sposa non è più, collettivamente, una particolare popolazione eletta, bensì è sposa, al di là del genere, ogni individua anima fedele. (continua)

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Note

Scritti di Francesco d’Assisi citati
                                                 Ammonizioni   (Am)
                                                 Lettera ai Fedeli, prima redazione   (1Lf)
                                                 Lettera ai Fedeli, seconda redazione   (2Lf)
                                                 Lodi di Dio Altissimo   (LodAl)
                                                 Regola bollata, 29 novembre 1223   (Rb)

(1) Dante Alighieri, La Divina Commedia, Paradiso, XI, 111
(2) o. c., Paradiso, XXXIII, 3
(3) Πιστεύομεν…. Καὶ εἰς ἕνα Κύριον Ἰησοῦν Χριστόν,… καὶ σαρκωθέντα ἐκ Πνεύματος Ἁγίου καὶ Μαρίας τῆς Παρθένου….

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