Gesù il santo di Dio (Mc 1,21-28) IV domenica per annum

Il Vangelo di questa domenica può essere visto come un dittico narrativo: il primo quadro si svolge in sintonia con gli altri sinottici, il secondo quadro mostra una precisa originalità marciana. Come gli altri evangelisti Marco introduce l’insegnamento di Gesù come fatto con autorità e non come quello degli scribi. Gli scribi insegnavano appellandosi a chi li aveva preceduti, sull’autorità dei dottori secondo una catena che risaliva a Esdra e poi a Mosè stesso. Così per la tradizione giudaica. Mosè, invece, aveva ricevuto l’insegnamento sul monte Sinai, indicando così, in maniera soffusa e discreta, che aveva ricevuto parole da trasmettere direttamente da Dio. Pari a Mosè sarebbe stato il profeta escatologico, atteso da Israele come annunciato in Dt 18,15-16. Gli evangelisti presentano Gesù come questo profeta atteso dal popolo: lo fa Matteo introducendo il grande discorso della montagna (Mt 5,1-2), lo fa Luca con la predica nella sinagoga di Nazaret (lc 4,16-21). Su questo punto si distanzia Marco ed è il secondo quadro del dittico narrativo.

L’insegnamento di Gesù viene presentato attraverso gesti prodigiosi, in specie la liberazione dai demoni o spiriti impuri. Non solo a conclusione di questo brano (Mc 1,27), ma pure al termine della successiva descrizione della predicazione itinerante di Gesù (Mc 1,39). Annuncio del Regno e liberazione dai demoni vanno di pari passo. Proprio qui sta l’originalità del Vangelo secondo Marco. L’affermazione «Inizio del Vangelo di Gesù Cristo» (Mc 1,1) implica la narrazione della buona novella intorno a Gesù e al tempo stesso la buona notizia da lui annunciata. Con Gesù il Regno irrompe nella storia umana. Gesù parla e agisce. Accade uno choc per tutti. Gli spiriti impuri si ribellano inutilmente davanti a questa novità, che distrugge ogni catena, soprattutto quella legata a un sistema giuridico di controllo dei peccati, come appare dal seguito della narrazione.

Gesù è il Santo di Dio. Questa espressione compare solo qui e in bocca a Pietro, guarda caso sempre a Cafarnao, nella sua confessione di fede dopo il discorso eucaristico di Gesù (Gv 6,69). È una santità che brucia comunicandosi. Non allontana da sé. Chiama a sé, bruciando ogni legalismo e sistema religioso che imprigiona l’uomo in uno schema di peccati. In Gesù la santità si fonde con l’amore ed entrambi sono riversati nei nostri cuori. Non siamo chiamati a conquistare l’amore di Dio o la sua santità. Siamo chiamati a scoprirne la loro esistenza nel nostro intimo, fin dal giorno del nostro santo battesimo, quando siamo stati immersi nella santità e nell’amore di Cristo, diventando per sempre figli amati nel Figlio.

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