un ultimo sorriso
«Senza dire che le visite nei Reparti (dell’ospedale pediatrico Meyer) sono molto importanti, è anche bene ripetere che la presenza per pregare nello Spazio dello Spirito è un momento privilegiato di intimità con Dio e di provvidenziale incontro con il prossimo.
Questo pomeriggio mi sono trattenuto lì sotto, dove hanno relegato lo Spazio dello Spirito appunto, con un po’ di Breviario, il Rosario, per dare uno spruzzo d’acqua alle piante e anche con la voglia di un momento di lectio divina.
Ho lasciato che un babbo e una mamma, sopraggiunti, parlottassero e sospirassero tra loro, poi mi sono avvicinato; li conoscevo già, si sono fatti avanti e mi hanno detto dell’imminenza di eventi già tristemente previsti e dolorosamente confermati: un neuroblastoma, di circa 240 cm3, in un mimmo di tredici mesi, con necessità di intervento chirurgico domani.
Il babbo mi ha chiesto se l’indomani mattina sarei andato nella camera del suo bambino, Elia; naturalmente ho risposto di sì, anche se mi sono domandato: perché non ora? Ci sono andato subito a vedere e c’erano nonni, zii, parenti…. che spupazzavano Elia: va bene così, perché potrebbe essere l’ultima volta che godono del sorriso inconsapevole di questo cirillino biondo con gli occhioni neri e dànno a lui il senso della spensieratezza di cui hanno bisogno i bambini.
Sono tornato giù e a lato dell’immagine della Madonna del Perpetuo Soccorso era accesa una candela, nella posizione più vicina possibile al dipinto. Ho pensato: “Hanno fatto bene a cercare di starti vicino, quasi a toccare il tuo volto con una carezza di luce: Maria, ora tocca a te…. non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova…”.
A lode di Gesù Cristo e del poverello Francesco.
Fra’ Guglielmo Maria, cappuccino»
Dopo diverso tempo ho ritrovato queste righe, mentre l’angoscia e l’orrore di un’aggressione “sacrilega” ha esaurito ogni nostra capacità espressiva: mancano le parole, ímpari sono gli aggettivi, le frasi sanno di retorica; gli animi vanno dal logoramento scoraggiato all’autocompiacimento per l’originalità d’un estroso tentativo di sintesi. Allora, a ragione o a torto, cercando di sfuggire da ogni effimera o, fosse, insistente suggestione, smossa da questo tragico presente, come anche da qualsiasi insostenibile silenzio,… come spesso capita ai vecchi, sono andato a frugare nel passato: analogie o accostamenti solo fantastici, sottili collegamenti, però attinenti, o…. retorica, ancora solo e sempre retorica? Dunque, basta. Chi leggesse questa paginetta o altre successive, si soffermi, se crede, solo sui ricordi rievocati e ne ricavi il sugo.
P. S.: L’operazione andò bene, se si può dire. Elia sopravvisse per un po’ e, poco prima di andarsene, ebbe tempo per divertirsi a far sparire e ricomparire un pallone sotto il lenzuolo del suo letto troppo grande, come fosse un gioco di prestigio; stando sempre sullo stesso fianco, per la paralisi di una gamba che, al bisogno, sollevava con entrambe le mani, lasciandola ricadere inerte. Sbertucciò due spaghettini alla pommarola fresca; era fine luglio: basilico e pomodori erano di stagione; poi lo portarono a morire a casa sua pochissimi giorni dopo: era un 4 agosto, a Viareggio, perché la morte è di stagione tutto l’anno.
Il primo e l’ultimo respiro
«Questa mattina (era il 23 dicembre 2012), alle 03:15, è morta Giulia, una ragazzina di dieci anni, già a lungo ricoverata in oncologia e poi in rianimazione.
Da diversi giorni speranze di guarigione o anche soltanto di un relativo miglioramento, che ne prolungasse un po’ questa vita terrena, non ce n’erano più. Ieri pomeriggio, consapevoli della imminenza della morte, abbiamo esplicitamente pregato per lei e per la sua famiglia.
Verso le 02:20 mi hanno telefonato; ho cercato di sbrigarmi e verso le 03:00 ero già in reparto; alle 03:15 l’ho vista morire: ecco, è un’altra cosa. La notizia e lo stesso evento erano per aria da un po’ di tempo, in modo sempre più incalzante, ma la presenza all’evento, a quell’ultimo attimo, è un’altra cosa.
Le reazioni al fatto possono essere diverse da persona a persona, ma si possono classificare in un elenco non troppo lungo e abbastanza completo, che va dalla mesta compostezza costernata all’esplosione di grida e gesti di disperazione; al fondo predomina, secondo i casi, un aggrapparsi alla fede o il senso di un vuoto assurdo e ingiusto: ma vedere con i propri occhi il fatto e le reazioni al fatto è un’altra cosa.
Pregare davanti alla bara di un bambino, alla presenza dei genitori e di chi ha provato ad aiutare; parlare di vita eterna davanti alla morte prematura; rispondere con delicata fermezza alle domande angosciate ed anche un po’, necessariamente, sconclusionate;… mette sempre alla prova mente e cuore: farlo davanti a chi si è visto addormentarsi nel sonno della morte, cogliendo l’attimo in cui tutti i monitor lampeggiano di rosso e un sovrapporsi di suoni laceranti sembra dire ritmicamente che ritmo non c’è più, è un’altra cosa.
Quando cerchi un nome per quell’altra cosa, non lo trovi: magari ne trovi tanti, ma non funzionano, non soddisfano; forse quell’altra cosa è una voce, una parola che non odi eppure parla e, dunque una persona. Tra due giorni è Natale: per un bambino che se ne va, un Bambino che viene a colmare tutti i vuoti. Quell’altra cosa, in fondo, non è che un alito estremo, come quello di Gesù: “et inclinato capite, emisit Spiritum”. Quel sospiro, a Natale, è un vagito, ed è la stessa cosa.
Pace e bene.
P. Guglielmo»
Da allora quasi dieci anni sono passati e il prossimo Natale non è proprio alle porte. Quel Bambino tornerà, se nel frattempo non ci saremo autodistrutti. Avrà tanto da fare per provare a colmare vuoti assurdi, violenti, inimmaginabili lasciati dalle culle rimaste vuote; dai giuochi infantili rimasti abbandonati, rotti, sciupati, che non divertono più; dai quaderni bruciacchiati su cui non si scriverà più la lezione seria e neppure la sciocchezza occasionale, che è lo svago di un momento; da occhi che non ridono, non ammiccano, non invitano e neppure piangono più….
“Le lacrime mie nell’otre tuo raccogli: non sono forse scritte nel tuo libro?” (Sal 56,9). Non sarà mai colmo, non traboccherà mai quell’otre? Quante pagine ha quel libro? Perché ci ho ripensato: solo in Cristo il primo e l’ultimo respiro sono la stessa cosa; per noi ora è il tempo difficile della speranza tenace e lontana, ma l’attesa ci fiacca, è troppo lunga e abbiamo bisogno subito di un’altra cosa: la pace, quella vera, che prima grida “Fermate la guerra! Остановите война!” e poi ricostruisce, in vista di altre future costruzioni, che non siano più soltanto ricostruzioni sopra il cumolo di nuove macerie.
“Che la polizia o l’esercito siano corrotti, rientra nell’ordine delle cose; ma che la vita umana valga poco, rientra nella tradizione russa”. (Emmanuel Carrère, Limonov, Adelphi e Book)
’ĕlōhế thehillāthî́ ’al-techĕrā́š, Dio della mia lode, non tacere! (Sal 109,1b).