Il sor Ulisse, Odisseo e Ulisse

All’astuto Ulisse un cavallo di legno;
al sor Ulisse un cavallo vero, la carrozza e un buon bicchiere dal taverniere.
            O che si intenda L’acqua cheta come commedia in vernacolo fiorentino (1908, al Teatro Alfieri di Firenze) o che la si prenda come operetta (musica di Giuseppe Pietri; Teatro Drammatico Nazionale di Roma, il 27 novembre 1920: fra poco fanno cent’anni tondi!), l’autore è sempre Augusto Novelli: fiorentino, socialista riformista e figlio di un falegname. Nel lavoro teatrale il personaggio del babbo di famiglia, con la moglie Rosa e due figliole in età da marito, Anita e Ida, è un fiaccheraio di San Niccolò, di nome Ulisse. Una parte importante tocca al giovane Cecco, falegname e socialista, innamorato di Anita, tenore nell’operetta: ma questa è un’altra storia.
            Sarà perché la ‘pièce’ ebbe successo e diventò abbastanza conosciuta; sarà che, a volte, per dare un po’ di colore, nel bel mezzo di un discorso si fa ricorso a nomi e detti popolari, magari senza nemmeno sapere da dove son presi e come sono nati; in ogni caso sulla bocca dei fiorentini (che non vuol dire semplicemente stare di casa a Firenze e neanche esserci soltanto nati), Ulisse diventa il “sor Ulisse”: chi gliel’avesse detto a Omero, a Virgilio e anche a Dante!

            Il mitico ed epico personaggio si chiamò, nella fantasia degli antichi, Ὀδυσσεύς (ora pronunciato ‘Odhissèfs’, italianizzato Odissèo o, sdrucciolo alla latina, Odìsseo; come fosse pronunciato allora, circa otto secoli prima di Cristo, chissà). Un po’ da sempre, però, e un po’ da tutti è comunemente conosciuto come Ulisse, in quanto la vocale greca ‘O’ sarebbe passata ad ‘U’ in latino (Ulixes), mantenendo il timbro scuro e la quantità breve; la consonante ‘d’, orecchiata come cacuminale o retroflessa, (cioè pronunciata alzando e flettendo la punta della lingua all’indietro, fino a toccare il palato anteriore subito dietro gli alveoli), sarebbe a sua volta passata in ‘l’. Questi fenomeni sono molto comuni tra lingue diverse o anche, in uno stesso paese, nelle espressioni dialettali locali; per dire, nella parlata siciliana, e non solo in quella, il passaggio inverso da ‘ll’ a ‘dd’ è assai comune, ad esempio: ‘beddu’ al posto ‘bello’, ‘Turiddu’ per ‘Torello’ e così via. Ma non si va oltre una delle tante congetture possibili, tra le quali anche quella che si tratti di una pura e semplice identificazione greco-latina: Odisseo-Ulisse come Zeus-Giove o Atena-Minerva.
            Osserviamo, per curiosità, che la ormai lecita interscambiabilità tra le due denominazioni, con l’assoluta prevalenza della forma latina su quella greca, non sempre è possibile, come quando Ulisse dice a Polifemo di chiamarsi ‘Nessuno’, ciò che appare subito senza nessun plausibile nesso. Invece col nome greco, Odisseo, le cose tornano, perché ‘nessuno’ in quella lingua si dice οὐδείς (oudèis, oggi pronunciato ‘udhís’), che è di tutta evidente assonanza con la prima parte del nome originario.
           Con quanti problemi fonetici ci possano essere, potrebbe far piacere sapere che cosa significhi questo nome proprio di persona maschile o, come si dice, riuscire a individuarne l’etimo. Ci sono in proposito diverse opinioni non punto convergenti tra di loro e allora bisognerà adattarsi e contentarsi della conclusione di Voltaire: l’étymologie est “une science où les voyelles ne sont rien et les consonnes fort peu de chose (1)”. Può essere che Omero il significato di quel nome lo sapesse, pensasse di saperlo o lo interpretasse col criterio del “nomina sunt consequentia rerum (2)”, come una eziologia: da ὀδύσσομαι (‘odùssomai’, pronunciato ‘odhìssome’) verrebbe a dire “colui che odia ed è odiato”. Viene in mente anche l’assonanza con ὀδός (‘odòs’, viaggio). Sembrerebbe però che potesse trattarsi di un’importazione proveniente da miti antecedenti ed estranei al mondo greco: dunque….
            Non ci risulta che il fiaccheraio di San Niccolò, per parte sua, se ne facesse addirittura una croce e noi con lui ci rassegneremo, anche noi appunto in compagnia di tutti gli Ulisse di questo mondo, passando, se ci riesce, nelle successive puntate, a cose più serie: come è serio, molto serio, poter guardare all’indietro tutto il fatto e il non fatto d’una vita e riuscire a raccapezzare, negli anni trascorsi – specialmente se sono tanti -, quello che ci paia essere stato il filo conduttore; gli altri, padroni di pensare e di dire quel che meglio credono (anche se non tutto quello che si pensa si può dire) e avranno perfino ragione loro, ma ognuno deve prima di tutto rendere conto di sé a se stesso e, da questo punto di vista, assoluta ragione ce l’ha soltanto lui.
(continua)

NOTE
(1) L’etimologia è “una scienza in cui le vocali non sono nulla e le consonanti molto poca cosa”.
(2) GIUSTINIANO, Istituzioni, II, 7, 3
    DANTE ALIGHIERI, Vita Nuova, XIII, 4: con ciò sia cosa che li nomi seguitino le nominate cose, sì come è scritto:«Nomina sunt consequentia rerum».

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