Francisco Goya, S. Francesco Borgia al capezzale di un impenitente, 1788, Cattedrale di Valencia.

“Verrà il giorno e l’ora che non pensate, non conoscete e ignorate”

            Le due stesure della Lettera ai Fedeli si concludono presentando il triste esito di una vita dissipata e, comunque, impenitente. La seconda recensione riprende pressoché parola per parola quanto costituisce il secondo dei due capitoli in cui è suddivisa la prima, ma con in più un’inserzione dai toni tristemente ironici, se si può dire, di una satira vivace e amara, che non conosciamo in nessun altro scritto di san Francesco, nei quali domina sempre una profonda contemplazione e tanta poesia. Riportiamo, senza commento, il dodicesimo e ultimo capitolo che chiude la seconda redazione, con la numerazione dei versetti adottata dalle Fonti Francescane: quelli in corsivo, da 72 a 81, evidenziano l’inserzione di cui sopra si diceva e che è anche la parte centrale di questo brano conclusivo.

XII. Il moribondo impenitente

            63Invece, tutti coloro che non vivono nella penitenza, e non ricevono il corpo e il sangue del Signore nostro Gesù Cristo, 64e praticano vizi e peccati, e camminano dietro la cattiva concupiscenza e i cattivi desideri, e non osservano quelle cose che hanno promesso, 65e con il proprio corpo servono il mondo attraverso gli istinti della carne, le cure e preoccupazioni del secolo presente e le cure di questa vita, 66ingannati dal diavolo, di cui sono figli e ne compiono le opere (cf. Gv 8,41.44), costoro sono ciechi, poiché non vedono la vera luce, il Signore nostro Gesù Cristo.

            67Questi non possiedono la sapienza spirituale, poiché non hanno in sé il Figlio di Dio, che è la vera sapienza del Padre. Di essi è detto: «La loro sapienza è stata divorata» (Sal 106,27). 68Essi vedono, conoscono, sanno e fanno il male e consapevolmente perdono le loro anime.

            69Vedete, o ciechi, ingannati dai nostri nemici, cioè dalla carne, dal mondo e dal diavolo, che al corpo è dolce fare il peccato ed è cosa amara servire Dio, poiché tutte le cose cattive, vizi e peccati, escono e procedono dal cuore degli uomini (cf. Mc 7,21.23; Mt 15,18-19), come dice il Signore nel Vangelo. 70E così non possedete nulla né in questo mondo né nell’altro. 71Credete di possedere a lungo le vanità di questo secolo, ma vi ingannate, perché verrà il giorno e l’ora che non pensate, non conoscete e ignorate (cf. Mt 24,44; 25,13).

            72Il corpo è infermo, si avvicina la morte, accorrono i parenti e gli amici e dicono: «Disponi delle tue cose». 73Ecco, sua moglie e i suoi figli e i parenti e gli amici fingono di piangere. 74Ed egli, sollevando gli occhi, li vede piangere e, mosso da un cattivo sentimento, pensando tra sé dice: «Ecco, la mia anima e il mio corpo e tutte le mie cose pongo nelle vostre mani». 75In verità questo uomo è maledetto, poiché colloca la sua fiducia e consegna la sua anima, il suo corpo e tutti i suoi averi in tali mani. 76Perciò dice il Signore per bocca del profeta: «Maledetto l’uomo che confida nell’uomo!» (Ger 17,5).

            77E subito fanno venire il sacerdote. Gli domanda il sacerdote: «Vuoi ricevere la penitenza per tutti i tuoi peccati?». 78Rispose: «Sì». «Vuoi, per tutte le colpe e per quelle cose nelle quali hai defraudato e ingannato gli uomini, dare soddisfazione cosi come puoi, attingendo alla tua sostanza?». 79Risponde: «No». E il sacerdote: «Perché no?». 80«Perché ho consegnato ogni mio avere nelle mani dei parenti e degli amici». 81E incomincia a perdere la parola e così quel misero muore di morte amara.

            82Ma sappiamo tutti che, ovunque e in qualsiasi modo un uomo muoia in peccato mortale senza dare soddisfazione, e può farlo e non lo fa, il diavolo rapisce la sua anima dal suo corpo con un’angoscia e sofferenza così grande, che nessuno può conoscerla se non colui che la subisce. 83E tutti i talenti e l’autorità e la scienza che credeva di possedere (cf. Lc 8,18), gli sono portati via (Mc 4,25). 84Ed egli lascia il patrimonio ai parenti e agli amici, ed essi lo prendono e se lo dividono e poi dicono: «Maledetta sia la sua anima, poiché poteva darci e procurarci di più di quanto non abbia procurato!». 85Il corpo se lo mangiano i vermi; e così quell’uomo perde il corpo e l’anima in questa breve vita e va all’inferno, dove sarà tormentato senza fine.

            86Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

            87Io frate Francesco, il minore dei vostri servi, vi prego e vi scongiuro, nella carità che è Dio (cf. 1Gv 4,8.16), e con il desiderio di baciare i vostri piedi, che queste parole e le altre del Signore nostro Gesù Cristo con umiltà e amore le dobbiate accogliere e mettere in opera e osservare. 87bisE coloro che non sanno leggere, se le facciano leggere spesso, e le tengano presso di sé, mettendole in pratica santamente sino alla fine, perché sono spirito e vita (Gv 6,64 Vg). E coloro che non faranno queste cose, saranno tenuti a renderne ragione nel giorno del giudizio, davanti al tribunale di Cristo. 88E tutti quelli e quelle che con benevolenza le accoglieranno, le comprenderanno e ne invieranno copie ad altri, se in esse persevereranno sino alla fine (Mt 24,13), li benedica il Padre e il Figlio e lo Spirito Santo. Amen.

            Pagina tutta da gustare e da meditare da diversi punti di vista: non ultimo, l’ipocrisia che spesso accompagna apparenti e appariscenti affetti parentali.             Non si dovrà necessariamente concludere che sia riservata una sorte migliore, se si può dire, sotto l’aspetto affettivo, a chi muore in condizioni modeste o addirittura di povertà, perché potrebbe anche capitare d’esser soli a questo mondo: tuttavia pare meglio non essere pianti da nessuno che essere maledetti, fosse anche solo da qualcuno.

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