IN ÆTERNUM MISERICORDIA EJUS

Ciro, Re del mondo, grande Re, potente Re, Re di Babilonia, Re della Terra di Sumer e Akkad, Re dei quattro angoli della terra

            Continuiamo il discorso sul vitello d’oro (e lo concludiamo) con un passo dal capitolo 9 del Libro di Neemia e alcuni versetti del Salmo 106, notando che vi si parla di un solo simulacro.

            L’editto di Ciro(1), nel 538 a. C., aveva consentito il ritorno degli Ebrei in Palestina e agevolato l’opera di ricostruzione, conformemente alla politica da lui adottata, fondata sul conferimento della libertà ai popoli sottomessi e sul rispetto delle loro usanze: un primo gruppo ritorna, guidato da Zorobabele. Sotto Artaserse un altro gruppo ritorna, guidato da Esdra. Infine, nel 445 a. C. Neemia, con al seguito un ulteriore gruppo di esuli rimpatriati, fa ricostruire la mura di Gerusalemme. Nella Bibbia il Libro che porta il suo nome, oltre la narrazione degli eventi, contiene espressioni di grande fiducia nella misericordia divina; riportiamo appunto un brano, che ne costituisce un notevole esempio:

                        Ne 9 16Ma essi, i nostri padri,
                        si sono comportati con superbia,
                        hanno indurito la loro cervice
                        e non hanno obbedito ai tuoi comandi.
                        17Si sono rifiutati di obbedire
                        e non si sono ricordati dei tuoi prodigi,
                        che tu avevi operato in loro favore;
                        hanno indurito la loro cervice
                        e nella loro ribellione si sono dati un capo
                        per tornare alla loro schiavitù.
                        Ma tu sei un Dio pronto a perdonare,
                        misericordioso e pietoso,
                        lento all’ira e ricco di amore
                        e non li hai abbandonati.
                        18Anche quando si sono fatti un vitello di metallo fuso
                        e hanno detto: “Ecco (letteralmente: Questo(2)il tuo Dio
                        che ti ha fatto uscire dall’Egitto!”,
                        e ti hanno insultato gravemente,
                        19tu nella tua grande misericordia,
                        non li hai abbandonati nel deserto,
                        non hai ritirato da loro la colonna di nube di giorno,
                        per guidarli nel cammino,
                        né la colonna di fuoco di notte,
                        per rischiarare loro la strada su cui camminare.
                        20Hai concesso loro il tuo spirito buono per istruirli
                        e non hai rifiutato la tua manna alle loro bocche
                        e hai dato loro l’acqua per la loro sete.
                        21Per quarant’anni li hai nutriti nel deserto
                        e non è mancato loro nulla;
                        le loro vesti non si sono logorate
                     e i loro piedi non si sono gonfiati.

            Il Salmo 106, che chiude il IV Libro dei Salmi, contiene un’ampia confessione dell’iterata colpa di infedeltà del popolo, accompagnata sempre da una clemenza divina, impetrata da intercessori come Mosè e Finees. La prima grande espressione di infedeltà, smemorata dei prodigi che precedono la promulgazione della Legge, è la fabbricazione del vitello, seguita da altre continue violazioni dell’alleanza, mentre la instancabile misericordia divina opererà perché ci sia una benevola accoglienza anche in terra di esilio.

                        Sal 106 19Si fabbricarono un vitello sull’Oreb,
                        si prostrarono a una statua di metallo;
                        20scambiarono la loro gloria
                        con la figura di un toro (šôr(3)) che mangia erba.
                        21Dimenticarono Dio che li aveva salvati,
                        che aveva operato in Egitto cose grandi,
                        22meraviglie nella terra di Cam,
                        cose terribili presso il Mar Rosso.
                        23Ed egli li avrebbe sterminati,
                        se Mosè, il suo eletto,
                        non si fosse posto sulla breccia davanti a lui
                        per impedire alla sua collera di distruggerli.

Note
(*) Bassorilievo di Ciro il Grande a Persepolis.
(**) JEAN FOUQUET, Clemenza di Ciro il Grande verso gli Ebrei, Miniatura.
(1) Per volere di Ciro, nel 539 a. C., venne abolita la schiavitù, concessa la libertà di culto, l’uguaglianza delle razze, il rispetto delle tradizioni e della cultura dei vinti. Il suo decreto venne inciso in un cilindro di terra cotta, con scrittura cuneiforme in lingua accadica, oggi noto come il “Cilindro di Ciro”.
            I precetti di Ciro il Grande sono stati tradotti nelle sei lingue ufficiali delle Nazioni Unite e i primi quattro articoli della Dichiarazione del 10 dicembre 1948 riprendono lo spirito e i principi sanciti dalle norme dettate dall’eletto (māšîaḥ)del Signore (Is 45,1):
            Art. 1 Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.
            Art. 2 Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione. Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del paese o del territorio cui una persona appartiene, sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi limitazione di sovranità.
            Art. 3 Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona.
            Art. 4 Nessun individuo potrà essere tenuto in stato di schiavitù o di servitù; la schiavitù e la tratta degli schiavi saranno proibite sotto qualsiasi forma.
(2) he‘elekhā́ (apax legomenon) = eduxit te.

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