Deus, cui proprium est misereri semper et parcere: suscipe deprecationem nostram.

            “Hall Serra” dell’ospedale Meyer, sabato 13 ottobre 2012: presentazione del sussidio sul Rosario,  realizzato con i testi di don Danilo Priori, vice-assistente nazionale Unitalsi, e i disegni dei bambini ricoverati all’interno dell’ospedale pediatrico fiorentino. Un’opera originale, dal titolo Il Rosario narrato, – per accompagnare la preghiera dei pellegrini a Lourdes, seguendo il tema pastorale “Pregare il Rosario con Bernardette…”, – su cui sono state fatte alcune riflessioni da parte dei diversi intervenuti: il presidente nazionale Unitalsi, Salvatore Pagliuca; il presidente regionale, Roberto Torelli; don Danilo Priori, autore dei testi; il pittore Silvestro Pistolesi(1), a commento dei disegni; Daniela Ammazzini, neoresponsabile del settore infermieristico; Maria Baiada, della Fondazione Meyer. 

            Il responsabile della Cappellania del Meyer, P. Guglielmo Papucci, ha voluto sottolineare, nell’occasione, il profondo valore umano e religioso che fa di un ospedale pediatrico un luogo di autentica formazione degli spiriti e di espressione insieme spontanea e meditativa.

            «Pace e bene.

            Qui, al Meyer, ci troviamo, prima di tutto, in una Scuola di altissima specializzazione: qui si impara a diventare mamme: il più bel mestiere del mondo, che genera e rigenera la vita.

            I figli non sono più il primo pensiero, ma l’unico pensiero: presenti dentro di noi, sognati, come se fossimo nella condizione di una continua gestazione; ciò che la natura nega ad alcuni per genere, ad altri per limitazioni di età o di salute, diventa patrimonio di tutti: qui siamo tutti in stato interessante.

            Le cose più abituali, come un pannolino, un balocco, un panino, un limone (le nausee da chemioterapia!) acquistano il nome e il volto della persona che li usa; la ricerca e la somministrazione di un farmaco, la sintesi di una nuova molecola hanno il colore degli occhi, il nasino di un bambino, la peluria di un adolescente, la grazia di una ragazzina. Perché non ci sono malattie diffuse o rare: ci sono Antonio, Chiara, Filippo,… ciascuno con i propri problemi e le loro e nostre trepide attese.

            Scuola di profonda umanità: la sofferenza, l’impegno, la speranza di uno è, deve essere, quella di tutti e di ciascuno. Non più solo mio figlio, bensì i nostri figli: che sono la vivacità giocosa e profetica del presente, (come quel bambino che mi camminava dietro a gambe larghe, operato al pisellino, con un sacchetto a tracolla più grande di lui e con un siringone in mano, pronto a farmi una endovenosa e poi un’altra ancora e che ha concluso: “Ora non ti ammali più!”); sono l’attesa tenera del futuro, la fondata certezza della perennità dell’amore, se solo potranno dire di noi: “Questi ci hanno amato davvero.” e se noi saremo in grado di poter dire loro in serena coscienza: amate i vostri figli come noi abbiamo amato voi.

            Scuola di assoluta eccellenza, dove i primi docenti sono i bambini. Da loro mutuiamo la freschezza della fantasia, la spontaneità del sorriso, la delicatezza di una carezza, la maturità della percezione. Sono loro a dare coraggio, sia quando domina l’infantile spensieratezza di una mancata consapevolezza e anche quando una mesta e seria accettazione cosciente di ragazzo cresciuto accompagna con una lacrima la sovrumana pace interiore di chi prova comunque a guardare lontano, oltre il tempo. Sono loro che ci insegnano come dobbiamo trasmettere e comunicare i valori educativi fondamentali e, talvolta, ce li richiamano, come la necessità della costanza, l’esercizio della pazienza, la solidità della famiglia.

            Loro sanno anche fare i capricci e prendere una bizza; quando chiederemo loro di calmarsi, di essere buoni, cercando i più persuasivi motivi, portando le più diverse ragioni, non dimentichiamo di aggiungerne umilmente una: noi abbiamo bisogno del buon esempio dei bambini, perché gli adulti, purtroppo, non sempre sanno essere buoni.

            In una parola, noi siamo nel luogo dello stupore, dove si va oltre la natura, si superano le pretese dell’io, i piccoli insegnano ai grandi.

            E stupore anche come lo suscita questa odierna esposizione di disegni: veramente tanti, oltre quelli selezionati per la pubblicazione, per il valore intrinseco e per il tema ispiratore. Di questo, del tema, non dirò se l’uomo debba pensarsi o no naturalmente religioso e quindi spontaneamente incline a lasciarsi coinvolgere dal fascino del soprannaturale; ricorderò solo la suggestione commossa scaturente da una preghiera esaudita prima ancora di essere espressa: «Dio onnipotente ed eterno, tu hai messo nel cuore degli uomini una così profonda nostalgia di te, che solo quando ti trovano hanno pace…». Nel cuore dei bambini hanno trovato spazio i misteri del Rosario oltre ogni più lusinghiera previsione e assidua previa presentazione: una prontezza sorridente, una fantasia ingenua e ingegnosa…. Un vero patrimonio di valore e calore affettivo ed anche, talvolta, intrinseco alla stessa realizzazione».

Note
(1) Il maestro Silvestro Pistolesi ci ha lasciati giovedì 28 aprile di questo corrente anno 2022. È parso un segno di sincera amicizia ricordare la sua presenza a quel momento di certa e autentica suggestione, celebrato quasi dieci anni prima, anche se Egli non ci ha lasciato nessuna sua nota scritta riguardo a quell’evento. Il brano sopra riportato era immediatamente precedente l’intervento del maestro e continuava, concludendo con alcune parole di introduzione alla sensibilità e competenza della sua successiva testimonianza.

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