La fede oltre la tempesta… (Mc 4,35-41) : domenica XII per annum / B

Questo piccolo brano (Mc 4,35-41) è ricco di suggestioni sia all’interno che nella collocazione della narrazione di Marco. Gesù ha appena terminato il suo discorso in parabole; dopo il racconto della tempesta, seguiranno tre miracoli molto singolari: l’esorcismo che provoca stupore e sgomento fra gli abitanti di Gerasa e il riportare ad una pienezza di vita sia la donna con perdite di sangue che la figlia di Giairo, colpita da malattia mortale. L’episodio del mare in tempesta calmato dalla parola del Signore si pone come un intermezzo che condivide il carattere didattico del discorso in parabole come la dimensione prodigiosa dei gesti che lo seguiranno. È uno dei brani di mediazione, tipici dello scrivere di Marco, che coinvolge l’ascoltatore in un appello alla sequela di Cristo sia attraverso lo sviluppo della narrazione sia nei particolari propri al testo.

Questi compaiono, fortemente allusivi, fin dal primo versetto, nell’indicazione della sera e nell’invito di Gesù di passare all’altra riva. Secondo un’ipotesi molto attendibile, il Vangelo secondo Marco era letto per intero durante la veglia pasquale. L’annotazione della sera si inserisce quindi in un’aspettativa liturgica: il ricordo di un avvenimento preciso della vita di Gesù viene calato nell’esperienza che i lettori stanno facendo. Cosa sta per essere questa sera che ci conduce al largo del mare? L’invito di Gesù è di «passare all’altra riva», cioè nel territorio pagano della Decapoli, che si estendeva dalla riva occidentale del lago di Tiberiade. Dopo aver parlato in parabole al popolo giudeo, il progetto della missione chiede di andare oltre … anticipo profetico e fondamento evangelico di quella Chiesa in uscita che il magistero propone alle nostre comunità. Ma si potrebbe spingerci ancora più in là, ricordando come nella spiritualità dell’oriente non cristiano l’ «altra riva» indica il luogo dove si perdono le differenze che distinguono e ogni particolare si unifica nel tutto. E ne è permessa una lettura di fede nella consegna escatologica nelle mani del Padre, quando «Dio sarà tutto in tutti» (1Cor 15,28).

Durante questo passaggio si alzano le onde mettendo in pericolo i discepoli impauriti, mentre Gesù dorme. È chiaro il parallelo con la figura di Giona, anch’egli dormiente mentre si scatena la tempesta. Addirittura, il testo greco sottolinea che si mise a russare! Per non parlare della predicazione che il profeta dovrà fare a Ninive, città pagana e violenta, nemica di Israele. Ma vi è anche un parallelo all’incontrario con la notte della passione, quando saranno i discepoli a dormire e Gesù sarà preso dal terrore della morte imminente. Svegliato, quasi con un rimprovero dai discepoli, Gesù compie un esorcismo verbale sugli elementi naturali e tutto si placa. Proprio come gli indemoniati guariti ritornano alla pace spirituale e fisica, così il mare torna ad una calma piatta. L’assonanza del greco è esplicita: «si fece una grande calma / … galène megàle».

Tutto converge e si chiude con la domanda decisiva che i discepoli si rivolgono l’uno all’altro: «chi è costui?». Siamo coinvolti in questa domanda, ne siamo interpellati personalmente, intuendo fin d’ora cosa ci verrà richiesto in prima persona: «ma voi chi dite che io sia?» (Mc 8,29). Domanda decisiva per la vita dei discepoli, che ci interpella nella vita quotidiana, attraverso il nostro agire di abbandono alla fede, senza lasciarsi travolgere dalla paura di possibili tempeste. Gesù è con noi. Verso di lui la nostra preghiera sia quella del padre Macario di Scete che stendeva le braccia dicendo: «Come tu sai e come tu vuoi, abbi pietà di me … abbi pietà di noi».

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