Le vergini sagge e stolte (Mt 25,1-13) : Domenica XXXII per annum

Un ammonimento serio per salvare l’amore. La parabola delle dieci vergini che accompagnano il corteo nuziale è un testo che sfugge alla nostra comprensione e fa sorgere dubbi ben conosciuti, cominciando dal perché le cinque sagge non hanno condiviso l’olio con le stolte. Prima di tutto dobbiamo svelare alcuni particolari, calando la storia nel contesto di una cerimonia nuziale del tempo.

Era costume che un gruppo di giovani donne (che diremo vergini secondo il testo matteano) accompagnasse con fiaccole accese il corteo nuziale dalla casa della sposa a quella dello sposo, dove si sarebbe tenuto il banchetto prima della loro coabitazione. Quindi l’attesa delle vergini avviene a casa della sposa e, ritardando lo sposo, possono benissimo addormentarsi nell’attesa. All’annuncio dell’arrivo dello sposo si svegliano e preparano le «lampade» dice il testo italiano, ma si tratta di fiaccole particolari, come appare nel Codice purpureo di Rossano calabro del VI secolo (cf immagine di sopra). Erano dei bastoni di legno che terminavano con una punta di ferro dove sarebbe stato inserito un piccolo recipiente di metallo. Collocati dentro degli stracci imbevuti d’olio venivano accesi: si formava una fiamma che durava per circa due ore se l’olio era abbondante. Senza olio gli stracci sarebbero bruciati in pochissimo tempo. La negazione a condividere l’olio va collocata in questa situazione di necessità che vi sia olio a sufficienza per la durata del corteo. Fin qui la parabola corrisponde agli usi del tempo.

La seconda parte, invece, rompe gli schemi perché era costume che il pranzo di nozze fosse aperto: non si chiudono le porte. È inconcepibile, poi, per la mentalità di allora che si allontanino le vergini preposte al corteo, amiche della sposa. Lo sposo, infine, adesso viene chiamato «Signore» con una chiara allusione alla situazione di Mt 7,21, rivolgendosi a lui come al Messia giudice. Siamo davanti ancora una volta all’inserimento di particolari che escono dall’ordinario per scuotere l’attenzione di chi ascoltava Gesù o dei lettori di Matteo.

La parabola è rivolta ai discepoli di Gesù, presentandoli come un corpo unico: tutte le vergini sono chiamate ad accompagnare lo sposo. Ma l’essere chiamate non implica automaticamente l’ingresso alla festa di nozze. Per questo, l’interpretazione tradizionale vi legge la necessità di una fede viva che generi opere di amore. Nel linguaggio e nella prospettiva di Matteo si tratta di obbedire ai comandamenti di Dio. L’attesa saggia non è tanto quella di una veglia (le vergini sagge si addormentano come le altre) quanto di una vita spesa nell’obbedienza costante alla volontà del Padre (cf Mt 7,21).

Infine una digressione tolta da L’ultima tentazione di Cristo, di Nikos Kazantzakis. Gesù chiede a Natanaele cosa farebbe se lui fosse lo sposo. Con molta esitazione, Natanaele dice che aprirebbe e Gesù, felice, lo approva: «Lo stesso ha fatto anche lo sposo. Ha gridato ai servi: “Aprite la porta, questo è un matrimonio e tutti devono mangiare, bere ed essere felici! Fate entrare quelle ragazze sprovvedute, e lasciate che si lavino i piedi, perché hanno camminato tanto». … Questa finale ci rallegra di più. Ma saremmo capaci di sostenere un così puro amore senza trascinarlo nel calcolo dei propri interessi, non prendendo più sul serio la santità di Dio? Le vergini stolte hanno fatto così. E non si può scherzare con l’amore santo di Dio.

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