Maria e l’umanità, in Cristo

Dal punto di vista liturgico, la solennità dell’Assunzione al cielo di Maria è considerata la festa mariana per eccellenza. Questa preferenza liturgica si fonda su un dato teologico preciso: oggi contempliamo l’azione definitiva di Dio in favore di Maria. Il mistero offerto alla nostra memoria di fede è la partecipazione allo stato glorioso di Cristo che Maria, come privilegio singolare, gode fin dal termine della sua vita terrena. La tradizione orientale descrive questo momento come la dormitio, un addormentarsi nel Signore, entrare nel suo riposo senza la tragica decomposizione del corpo. Al tempo stesso, come azione di Dio in favore di una creatura, vi corrisponde l’adesione libera di Maria, un sì definitivo allo stesso dono della gloria.

La fede contempla il mistero della relazione unica alla quale è stata chiamata Maria, in sintonia e continuazione di quanto ci è stato rivelato fin dall’inizio. Maria è la «tutta santa», «Panaghia» per l’Oriente, cioè la creatura che continuamente risponde sì all’azione di Dio che la purifica, la santifica, la rende immagine perfetta di Cristo. La santità nelle creature è sempre e solo un’azione dello Spirito che purifica e santifica. Nel mistero dell’Assunzione l’azione divina opera quella trasformazione definitiva, che rende Maria partecipe dello spirito di santità nella pienezza dell’esistenza corporale, trasfigurandola per l’eternità.

Rileggiamo quanto Paolo scrive sul rapporto fra Gesù e Dio, «il Figlio suo, nato dal seme di Davide secondo la carne, costituito Figlio di Dio con potenza secondo lo Spirito di santità, in virtù della risurrezione dei morti, Gesù Cristo nostro Signore» (Rm 1,3-4). Maria viene resa partecipe proprio di questa potenza nello Spirito. Entrando nel mistero della risurrezione dai morti entra definitivamente in comunione con ogni uomo e donna che viene al mondo, costituita oggi madre della Chiesa e dell’umanità. Si realizza oggi la profezia nascosta nelle parole che Gesù le rivolge dalla croce: «Donna, ecco tuo figlio» (Gv 19,26). Allora Maria le accolse nella fede, il mistero di oggi ci mostra come le abbia accolte in pienezza per sempre. Infatti, non è possibile attribuire a Maria azioni e parole che siano espressioni di una sua risposta di fede all’agire precedente ed efficace di Dio.

Persino le apparizioni mariane, riconosciute autentiche dalla Chiesa, non possono essere viste come una decisione autonoma di Maria, ma rappresentano sempre un suo sì al mistero fondamentale delle apparizioni del Risorto. Solo Cristo «appare» da sé stesso. Il Risorto si è mostrato ai discepoli per fondare la fede apostolica, per la quale professiamo la risurrezione dai morti. L’Assunzione al cielo di Maria è il fondamento teologico per la veridicità delle apparizioni mariane. Anch’esse accadono in obbedienza totale all’azione di Dio, non sono mai iniziativa autonoma della Vergine, ma un agire di Dio in vista di un’adesione alla Rivelazione già definita. Nelle apparizioni di Maria è contenuto e proclamato il mistero della risurrezione destinato a coinvolgere l’umanità intera. Per questo la solennità di oggi non riguarda solo Maria, ma anche la nostra esistenza personale. Come lei siamo stati chiamati a vita eterna, a partecipare alla Risurrezione di Cristo, pronunciando per sempre il nostro sì al Dio della vita.

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