FRATI MINORI

CAPPUCCINI TOSCANA

NOTIZIE

DOCUMENTI

CONVENTI

MISSIONI

GIOVANI VOCAZIONI

STUDENTATO

UNIVERSITARIO

ERBORISTERIA

AREZZO, Montecasale

È uno dei più affascinanti santuari francescani, piccolo gioiello incastonato nel verde dell’Appennino toscano, santificato dalla presenza di Francesco, che ricevette il luogo in dono dai monaci camaldolesi: come riportano fonti settecentesche, prima dell’arrivo dei camaldolesi vi era un castello fortezza, distrutto nel 1187, sui ruderi del quale i monaci avevano approntato un ospizio a servizio della “via dei romei” che passava proprio di là. Presso quest’eremo, il cui uso era ormai ceduto a Francesco e ai suoi compagni, si ambientano alcuni caratteristici fatti, trasmessi dalle fonti francescane: l’episodio del cavoli piantati all’insù, la conversione dei tre ladroni, il miracolo delle reliquie.

Dopo i primi seguaci di S. Francesco, passò, verso le fine del XIII secolo, ai Terziari eremiti, e finalmente nel 1530-1531, su invito della comunità biturgense, ai Cappuccini Umbri, che lo dovettero cedere nel 1784 ai confratelli toscani in forza di un decreto granducale, che da allora se ne sono sempre presi cura.

Soppresso durante la dominazione napoleonica, fu riacquistato nel 1820, mentre più difficile fu il riscatto dopo le soppressioni del Regno d’Italia del 1866: chiuso, vi rimasero alcuni religiosi, come custodi, per essere messo all’asta il 26 novembre 1872: acquistato da un benefattore, fu restituito ai Cappuccini nel 1894.

Al suo interno conserva non solo la memoria fisica della presenza di san Francesco - una pietra usata come giaciglio -, ma anche diverse opere d’arte, come il crocifisso quattrocentesco pertinente allo stesso oratorio, una serie di maioliche ex-voto del XVII secolo, e infine, nella suggestiva piccola chiesa dedicata a Maria SS. Assunta, una statua lignea policroma della Vergine con bambino, che la tradizione vuole portata qui dallo stesso assisiate. Nel coro si trova un caratteristico badalone, il leggio usato per la preghiera corale, e nel corridoio accanto due celle che serbano la memoria del passaggio di s. Antonio e di s. Bonaventura.

Nel 1998 i cappuccini, acquistato un rudere a pochi metri dall’Eremo, lo hanno restaurato e adibito a casa di accoglienza per gruppi.